domenica 22 dicembre 2013

I Laboriosi Martiri del Libero Pensiero e del Rispetto a Tutti i Costi



Prologo
Da qualche tempo in qua mi capita di scontrarmi con quelli che si potrebbero definire come i Laboriosi Martiri del Libero Pensiero e del Rispetto a Tutti i Costi, ovviamente tutto maiuscolo per porre adeguato accento alla loro pomposità e alla lesa maestà con la quale ti rispondono quando li critichi, fazione trasversale agli schieramenti politici con un netta prevalenza numerica nel centrosinistradestra tanto in voga di questi tempi, ma in genere accomunati dal fatto di avere il culo bello parato – e come si dice, tutti liberisti con il culo degli altri.
In breve, gli LM sono persone convinte di alcuni dogmi irrinunciabili:

-        sono gli unici a non aver alcun dogma (sono i Martiri del Libero Pensiero); 
-        sono convinti di aver rispetto di tutti (sono per il Rispetto a Tutti i Costi);
-        sono convinti che il fare sia l’unica strada percorribile per risolvere situazioni problematiche (sono Laboriosi).



Fare implica sempre fare torto a qualcuno
Partiamo dal terzo punto, perché già qui, a ben vedere, c’è una contraddizione grossa come un crepaccio. Infatti, ai più attenti non sarà difficile ricordare che per parecchio tempo in Internet – vero specchio della realtà – sono girati, e girano tuttora anche se con meno intensità, dei messaggi che tendevano a svalutare il potere della parola, a scapito del “fare”, intendendo per l’appunto fare come un infinito positivo – e quindi i suoi derivati, come concreto, pratico, eccetera come altrettanto infiniti positivi. Gli LM ne sono alfieri, allo stesso tempo però sono anche convinti assertori della dialettica, intendendo con questo la volontà di dialogare rispettosamente con tutti senza assunti presi aprioristicamente. Come facciano a integrare questi due aspetti non si sa, o meglio, si sa: tralasciano volontariamente di porre attenzione al fatto che una ogni azione politica deve necessariamente danneggiare qualcuno per favorire qualcun altro. Non si può agire se non si è pronti a non rispettare gli interessi di qualcuno che è presente nel quadro generale, ed è ipocrita fare i Martiri del Rispetto a Tutti i Costi, tutto maiuscolo, mi raccomando. Lo so che molti vorrebbero nascondere tutto questo, ma è una precisa realtà. Ci sono temi che scaturiscono da interessi pratici, concreti, contrapposti. E siccome io so quali sono i miei interessi, uno, tanto per fare un esempio quanto mai attuale, può parlarmi a favore della Tav fino a diventare blu, usando tutte le modalità che vuole, io sarò sempre contrario a prescindere: è contraria ai miei interessi, punto. E non è a parlarne che questa cosa può cambiare, al massimo potrebbe cambiare se e solo se da domani improvvisamente la mia classe sociale cambiasse drasticamente verso l’alto. E attenzione al condizionale, che non vengano fuori stronzate. Quindi è chiaro che già adesso anche il secondo punto traballa un po’, ma proseguiamo con questa storia del rispetto: il rispetto bisogna meritarselo, lo si merita con i fatti che si pongono in essere e con le opinioni che si esprimono, perché quando una persona esprime delle idee che a) sono ripugnanti di per sé e b) comportano il mettere in pratica azioni ancora più ripugnanti non si può più avere rispetto per quella persona, ormai è oltre qualunque negoziato. Ed è solo ipocrisia la volontà di voler faticosamente ricondurre il tutto in una discussione civile. Ipocrita e deleterio: perché sono proprio gli incivili, i violenti o chiamateli come volete che ne escono vincenti... del resto, basta guardarsi intorno. E sempre in tema di rispetto aprioristico: non è proprio la stessa cosa, ma è più o meno per gli stessi motivi che provo un profondo disgusto nei confronti di chi è convinto premotore di una presunta superiorità territoriale, chi parla di un malriposto orgoglio a priori per un'appartenenza ed esprime un disprezzo violento nei confronti di chi non appartiene, anche come scala valoriale, alla sua piccola patria - ecco, questo sì che è l’atteggiamento che è la strada principale per il razzismo, altro che. A questo punto, torno però indietro: per sottolineare il fatto che, se fare comporta una mancanza di rispetto nei confronti di qualcuno sempre, allora bisogna sapere che cosa fare e chi mancare di rispetto. Insomma, il problema è stabilire che cosa significa veramente "fare", e questo gli LM fingono di non saperlo, ma in realtà lo sanno benissimo. Perché dietro il loro messaggio che unisce “fare” e “rispetto”, è evidente che c’è un altro messaggio, ben più pericoloso: ovvero che non è "fare", o è un "fare" sbagliato, tutto quello che non è coerente con gli interessi di una parte, la loro. D'altra parte è proprio uno dei trucchi più rancidi del Potere quello di fingersi vittima, quando invece è carnefice, lamentandosi magari di un messaggio un po' forte mentre in modo più pacato si manda sul lastrico un bel po' di gente... queste sarebbero le cose per cui indignarsi davvero, ma come avevano scritto sui muri della mia città, un bel po' di tempo fa, gli anarchici, che spesso sono molto lungimiranti: "la nostra indignazione rivela chi siamo". Altrimenti, se fare significa “fare” e non ci sono molti significati da stabilire, una volta che si è resecato dal quadro l’opzione “rispetto”, per i motivi succitati, la conclusione logica è che fare per migliorare le condizioni di persone che non arrivano alla seconda settimana del mese, per redistribuire in modo più giusto il reddito e le risorse, per fare in modo che tutti possano avere le stesse possibilità è la stessa cosa che speculare, inquinare l'ambiente e costruire un bel lager, e chi fa, anche se fa il secondo gruppo di cose, è comunque da valutare positivamente.

Se il rispetto sta tutto nella forma e non nel contenuto…
Ma attenzione con il discorso del rispetto: gli LM cercano di unire “fare” e “rispetto” anche con un altro sistema: ponendo un’attenzione esagerata a quello che è il messaggio che va a veicolare dei contenuti politici. Nei miei interventi continuo a parlare di stakeholder, di matrici politiche di interesse, di livelli socioeconomici perché la mia opinione è che alla fine dei conti ognuno, con qualche eccezione, al di là degli steccati politici ha due obiettivi primari: 1) portare a casa i suoi interessi (“fare”) e 2) farlo mantenendo un’immagine democratica, rispettabile, benpensante, non violenta e quant’altro (“rispetto”). Il problema ovviamente è che l’obiettivo numero due vale solo fino a quando è utile, altrimenti pazienza. E allora la distinzione, al di là del fatto che c’è un certo bilanciamento tra i due obiettivi, non sta nei comportamenti rispettosi ed educati, ma da quali interessi si cerca di favorire… ecco la vera distinzione. Ripeto, se si vuole parlare di politica, che si parli, piuttosto che di forma (“rispetto”) di sostanza (il “fare”, che già spogliato nel modo succitato della questione del rispetto nel primo sistema differenzia davvero la visione del mondo e la storia dei singoli), altrimenti davvero non ha senso farlo, perché non si capisce di che cosa davvero si accusi l'avversario. Tanto per fare degli esempi, mr. B. sarebbe stato meno liberista e più attento all'interesse delle classi più deboli se fosse stato un asceta? E quei bizzarri individui che sono in sollevazione in questi giorni, se avessero manifestato pacificamente, avrebbero modificato di una virgola il loro modo di pensare improntato a un "individualismo proprietario antipolitico e antisindacale" secondo Casarini, che in questo caso ha perfettamente ragione? E se Grillo fosse meno irruente, darebbe meno fastidio il fatto che è contro la tav e che è favorevole al reddito di cittadinanza, tra le altre cose? Insomma, sempre la forma sotto i riflettori, e niente sostanza. Sembra che il problema sia semplicemente la modalità di trasmissione delle idee, senza nessun riferimento alle idee in sé. Insomma: puoi essere favorevole a una guerra, però se lo dici in modo educato va bene… snobismo allo stato puro e ipocrisia a manetta. E vedete che qui si è tornati al risultato del primo sistema.

Portare a casa i propri interessi
Quando io ho espresso queste mie obiezioni alla vulgata generale, sono stato attaccato a destra e a manca, ed è ovvio che sia così, perché il mio ragionare va a colpire le fondamenta di un certo tipo di pensiero di cui è intrisa la visione del mondo della nostra temperie culturale, per non parlare delle sue matrici di produzione economica, un tipo di pensiero che ha talmente condizionato le persone da scatenare delle reazioni che direi addirittura pavloviane. Infatti, ad esempio, se si parla di Rispetto, il novantanove percento delle persone si metterà sull’attenti senza il minimo accenno di discussione – notare che questi sono anche i Martiri del Libero Pensiero. Però, anche se pochi saranno d’accordo con me, credo sua importante rilevare che tutto il mio discorso va a rimarcare l’ambiente in cui si esercitano tali scontri dialettici, e non è affatto scontato che tutti siano consapevoli di tutto ciò. Portare in superficie tutto questo credo non faccia altro che chiarificare di che cosa si sta veramente discutendo. Perché attenzione, io non dico che assolutamente che forma e contenuto non si leghino tra loro in un rapporto. Dico solo che bisogna sorvegliare i limiti di tale rapporto. Perché, sì, c’è un limite di quello che si può dire. Solo che bisogna capire le ragioni ideologiche, dogmatiche, di tale limite.
Ma c’è di più. Una marea nera – è proprio il caso di dirlo – è all’orizzonte. Da più parti si stanno già facendo distinzioni tra “anime belle” e chi invece è “disposto a sporcarsi le mani” (tipica metafora aziendalista, tra l’altro). Ebbene, per controbattere a questo, temo proprio che le armi dialettiche degli LM siano piuttosto spuntate. Al contrario, è il mio discorso che va a svelare le idee rivoltanti di chi si dice “disposto a sporcarsi le mani”, se le ha. Altrimenti il gioco del “sia la sinistra che la destra hanno i loro sconvolti” è fin troppo facile.
Detto questo, e per concludere, io non sono né un economista, né un politico: non posso agire direttamente sulla realtà. Per contro, io posso agire in un altro senso: sorvegliare attentamente certe parole e certi giri di frase, in modo da rilevare puntualmente che certe parole e certi giri di frase che in superficie sembrano innocui in realtà nascondono, spesso nemmeno poi tanto fra le righe, dei significati che vanno dallo sgradevole al rivoltante. E tornando per un attimo a quando dicevo che ognuno mira a  portare a casa i suoi interessi. È vero, però anche gli interessi sono rivelativi della persona: per certi miei interessi, in realtà, porterei più acqua al mio mulino se mi accodassi alla vulgata generale dei culi parati e suscitassi applausi dicendo le solite quattro banalità. Io dico quello che dico perché mi sembra importante agire così, poi se a qualcuno piace quello che dico bene, altrimenti pazienza. Tirate voi le vostre conclusioni.