Prologo
Da qualche tempo
in qua mi capita di scontrarmi con quelli che si potrebbero definire come i
Laboriosi Martiri del Libero Pensiero e del Rispetto a Tutti i Costi,
ovviamente tutto maiuscolo per porre adeguato accento alla loro pomposità e
alla lesa maestà con la quale ti rispondono quando li critichi, fazione
trasversale agli schieramenti politici con un netta prevalenza numerica nel
centrosinistradestra tanto in voga di questi tempi, ma in genere accomunati dal
fatto di avere il culo bello parato – e come si dice, tutti liberisti con il
culo degli altri.
In breve, gli LM
sono persone convinte di alcuni dogmi irrinunciabili:
- sono convinti di aver rispetto di tutti (sono per il Rispetto a Tutti i Costi);
- sono convinti che il fare sia l’unica strada percorribile per risolvere situazioni problematiche (sono Laboriosi).
Fare implica sempre fare torto a qualcuno
Partiamo dal
terzo punto, perché già qui, a ben vedere, c’è una contraddizione grossa come
un crepaccio. Infatti, ai più attenti non sarà difficile ricordare che per
parecchio tempo in Internet – vero specchio della realtà – sono girati, e
girano tuttora anche se con meno intensità, dei messaggi che tendevano a
svalutare il potere della parola, a scapito del “fare”, intendendo per
l’appunto fare come un infinito positivo – e quindi i suoi derivati, come
concreto, pratico, eccetera come altrettanto infiniti positivi. Gli LM ne sono
alfieri, allo stesso tempo però sono anche convinti assertori della dialettica, intendendo con questo la volontà di
dialogare rispettosamente con tutti senza assunti presi aprioristicamente. Come
facciano a integrare questi due aspetti non si sa, o meglio, si sa: tralasciano
volontariamente di porre attenzione al fatto che una ogni azione politica deve necessariamente
danneggiare qualcuno per favorire qualcun altro. Non si può agire se non si è
pronti a non rispettare gli interessi di qualcuno che è presente nel quadro generale,
ed è ipocrita fare i Martiri del Rispetto a Tutti i Costi, tutto maiuscolo, mi
raccomando. Lo so che molti vorrebbero nascondere tutto questo, ma è una
precisa realtà. Ci sono temi che scaturiscono da interessi pratici, concreti,
contrapposti. E siccome io so quali sono i miei interessi, uno, tanto per fare un esempio quanto mai attuale, può parlarmi a
favore della Tav fino a diventare blu, usando tutte le modalità che vuole, io
sarò sempre contrario a prescindere: è contraria ai miei interessi, punto. E
non è a parlarne che questa cosa può cambiare, al massimo potrebbe cambiare se
e solo se da domani improvvisamente la mia classe sociale cambiasse
drasticamente verso l’alto. E attenzione al condizionale, che non vengano fuori
stronzate. Quindi è chiaro che già adesso anche il secondo punto traballa un
po’, ma proseguiamo con questa storia del rispetto: il rispetto bisogna
meritarselo, lo si merita con i fatti che si pongono in essere e con le opinioni che si
esprimono, perché quando una persona esprime delle idee che a) sono ripugnanti
di per sé e b) comportano il mettere in pratica azioni ancora più ripugnanti
non si può più avere rispetto per quella persona, ormai è oltre
qualunque negoziato. Ed è solo ipocrisia la volontà di voler faticosamente
ricondurre il tutto in una discussione civile. Ipocrita e deleterio: perché sono
proprio gli incivili, i violenti o chiamateli come volete che ne escono
vincenti... del resto, basta guardarsi intorno. E sempre in tema di rispetto
aprioristico: non è proprio la stessa cosa, ma è più o meno per gli stessi
motivi che provo un profondo disgusto nei confronti di chi è convinto premotore di una presunta
superiorità territoriale, chi parla di un malriposto orgoglio a priori per
un'appartenenza ed esprime un disprezzo violento nei confronti di chi non
appartiene, anche come scala valoriale, alla sua piccola patria - ecco, questo
sì che è l’atteggiamento che è la strada principale per il razzismo, altro che.
A questo punto, torno però indietro:
per sottolineare il fatto che, se fare comporta una mancanza di rispetto nei
confronti di qualcuno sempre, allora bisogna sapere che cosa fare e chi mancare
di rispetto. Insomma, il problema è stabilire che cosa significa veramente
"fare", e questo gli LM fingono di non saperlo, ma in realtà lo sanno
benissimo. Perché dietro il loro messaggio che unisce “fare” e “rispetto”, è
evidente che c’è un altro messaggio, ben più pericoloso: ovvero che non è
"fare", o è un "fare" sbagliato, tutto quello che non è
coerente con gli interessi di una parte, la loro. D'altra parte è proprio uno
dei trucchi più rancidi del Potere quello di fingersi vittima, quando invece è
carnefice, lamentandosi magari di un messaggio un po' forte mentre in modo più
pacato si manda sul lastrico un bel po' di gente... queste sarebbero le cose
per cui indignarsi davvero, ma come avevano scritto sui muri della mia città, un bel po' di tempo fa, gli anarchici, che spesso
sono molto lungimiranti: "la nostra indignazione
rivela chi siamo". Altrimenti, se fare significa “fare” e non ci sono
molti significati da stabilire, una volta che si è resecato dal quadro
l’opzione “rispetto”, per i motivi succitati, la conclusione logica è che fare
per migliorare le condizioni di persone che non arrivano alla seconda settimana
del mese, per redistribuire in modo più giusto il reddito e le risorse, per
fare in modo che tutti possano avere le stesse possibilità è la stessa cosa che
speculare, inquinare l'ambiente e costruire un bel lager, e chi fa, anche se fa
il secondo gruppo di cose, è comunque da valutare positivamente.
Se il rispetto sta
tutto nella forma e non nel contenuto…
Ma attenzione con il discorso del rispetto: gli LM cercano di unire
“fare” e “rispetto” anche con un altro sistema: ponendo un’attenzione esagerata
a quello che è il messaggio che va a veicolare dei contenuti politici. Nei miei
interventi continuo a parlare di
stakeholder, di matrici politiche di interesse, di livelli socioeconomici
perché la mia opinione è che alla fine dei conti ognuno, con qualche eccezione,
al di là degli steccati politici ha due obiettivi primari: 1) portare a casa i
suoi interessi (“fare”) e 2) farlo mantenendo un’immagine democratica,
rispettabile, benpensante, non violenta e quant’altro (“rispetto”). Il problema
ovviamente è che l’obiettivo numero due vale solo fino a quando è utile,
altrimenti pazienza. E allora la distinzione, al di là del fatto che c’è un
certo bilanciamento tra i due obiettivi, non sta nei comportamenti rispettosi
ed educati, ma da quali interessi si cerca di favorire… ecco la vera
distinzione. Ripeto, se si vuole parlare di politica, che si parli, piuttosto
che di forma (“rispetto”) di sostanza (il “fare”, che già spogliato nel modo
succitato della questione del rispetto nel primo sistema differenzia davvero la
visione del mondo e la storia dei singoli), altrimenti davvero non ha senso
farlo, perché non si capisce di che cosa davvero si accusi l'avversario. Tanto
per fare degli esempi, mr. B. sarebbe stato meno liberista e più attento
all'interesse delle classi più deboli se fosse stato un asceta? E quei bizzarri
individui che sono in sollevazione in questi giorni, se avessero manifestato
pacificamente, avrebbero modificato di una virgola il loro modo di pensare
improntato a un "individualismo proprietario antipolitico e
antisindacale" secondo Casarini, che in questo caso ha perfettamente
ragione? E se Grillo fosse meno irruente, darebbe meno fastidio il fatto che è
contro la tav e che è favorevole al reddito di cittadinanza, tra le altre cose?
Insomma, sempre la forma sotto i riflettori, e niente sostanza. Sembra che il
problema sia semplicemente la modalità di trasmissione delle idee, senza nessun
riferimento alle idee in sé. Insomma: puoi essere favorevole a una guerra, però
se lo dici in modo educato va bene… snobismo allo stato puro e ipocrisia a
manetta. E vedete che qui si è tornati al risultato del primo sistema.
Portare a casa i
propri interessi
Quando io ho espresso queste mie obiezioni alla vulgata generale, sono stato attaccato a destra e a manca, ed è
ovvio che sia così, perché il mio ragionare va a colpire le fondamenta di un certo
tipo di pensiero di cui è intrisa la visione del mondo della nostra temperie
culturale, per non parlare delle sue matrici di produzione economica, un tipo
di pensiero che ha talmente condizionato le persone da scatenare delle reazioni
che direi addirittura pavloviane. Infatti, ad esempio, se si parla di Rispetto, il
novantanove percento delle persone si metterà sull’attenti senza il minimo
accenno di discussione – notare che questi sono anche i Martiri del Libero
Pensiero. Però, anche se pochi saranno d’accordo con me, credo sua importante
rilevare che tutto il mio discorso va a rimarcare l’ambiente in cui si
esercitano tali scontri dialettici, e non è affatto scontato che tutti siano
consapevoli di tutto ciò. Portare in superficie tutto questo credo non faccia
altro che chiarificare di che cosa si sta veramente discutendo. Perché
attenzione, io non dico che assolutamente che forma e contenuto non si leghino
tra loro in un rapporto. Dico solo che bisogna sorvegliare i limiti di tale
rapporto. Perché, sì, c’è un limite di quello che si può dire. Solo che bisogna
capire le ragioni ideologiche, dogmatiche, di tale limite.
Ma c’è di più. Una marea nera – è proprio il caso di dirlo – è
all’orizzonte. Da più parti si stanno già facendo distinzioni tra “anime belle”
e chi invece è “disposto a sporcarsi le mani” (tipica metafora aziendalista,
tra l’altro). Ebbene, per controbattere a questo, temo proprio che le armi
dialettiche degli LM siano piuttosto spuntate. Al contrario, è il mio discorso
che va a svelare le idee rivoltanti di chi si dice “disposto a sporcarsi le
mani”, se le ha. Altrimenti il gioco del “sia la sinistra che la destra hanno i
loro sconvolti” è fin troppo facile.
Detto questo, e per concludere, io non sono né un economista, né un
politico: non posso agire direttamente sulla realtà. Per contro, io posso agire
in un altro senso: sorvegliare attentamente certe parole e certi giri di frase,
in modo da rilevare puntualmente che certe parole e certi giri di frase che in
superficie sembrano innocui in realtà nascondono, spesso nemmeno poi tanto fra
le righe, dei significati che vanno dallo sgradevole al rivoltante. E tornando
per un attimo a quando dicevo che ognuno mira a portare a casa i suoi interessi. È vero, però
anche gli interessi sono rivelativi della persona: per certi miei interessi, in
realtà, porterei più acqua al mio mulino se mi accodassi alla vulgata generale dei culi parati e
suscitassi applausi dicendo le solite quattro banalità. Io dico quello che dico
perché mi sembra importante agire così, poi se a qualcuno piace quello che dico
bene, altrimenti pazienza. Tirate voi le vostre conclusioni.