domenica 22 dicembre 2013

Le vecchie signore hanno tanto da insegnare



"Prego, si accomodi. Mi sembri molto più stanco di me."


Pur affettando un sorriso grato, nell’atto di sedersi Nifty si sentì arrossire fino alla radice dei capelli. Di più, sentì una rabbia violenta montargli dentro come una tempesta: quello che era stato un viaggio in metropolitana assolutamente normale – solo un po' scomodo, per via della folla che aveva riempito la Black Line come una scatoletta di sardine – era diventato improvvisamente uno dei momenti più  imbarazzanti che potesse ricordare. E la ragione era proprio la frase che ho riferito all’inizio di questo paragrafo. 
Ora, mi rendo conto che questo tipo di frasi, una volta piuttosto comuni, ancora oggi si possono sentire se pronunciate da qualche boy scout in vena di buone azioni all’indirizzo di un qualche fragile vecchietto, o da una ragazza ben educata a quello di una anziana signora dai capelli bianchi. Ma questi casi sono sempre più rari al giorno d'oggi. A ben pensarci, sono sempre più rari anche i fragili vecchietti e le rugose vecchie signore. Infatti, la vecchia signora che gli aveva rivolto quella frase poteva anche avere i capelli bianchi, ma non c’era nulla di fragile in lei: adesso stava lì davanti a Nifty, dritta come una sbarra di ferro, dopo aver afferrato la maniglia di sostegno con una mano che aveva l’aria di essere incredibilmente forte. Di più, quando si era alzata per lasciargli il suo posto, si era tirata in piedi con una energia che avrebbe fatto impallidire donne di vent'anni più giovani. Cosa avrebbe dovuto fare, comunque? Rifiutare? Sarebbe stato ancora più strano…  e già così avevano causato una certa agitazione tra la folla, una certa agitazione corredata da molti sguardi malevoli. Tuttavia, a ben pensarci, il gesto della vecchia signora era perfettamente logico: era lei a essere forte, fisicamente in forma, e a portare solo una borsetta, mentre Nifty era stanco e aveva un grosso bagaglio da trasportare. Perché non avrebbe dovuto cedergli il suo posto? Perché c’erano tutta una serie di convenzioni sociali che avrebbero dovuto essere rispettate, ecco perché. Convenzioni che vanificano la logica della vecchia signora. Per rendersene conto, bastava porre attenzione alla reazione degli astanti: tanto per fare un paio di esempi, due ragazze sedute proprio davanti a Nifty stavano ancora ridacchiando e un uomo al suo fianco aveva un’espressione di odio puro dipinto sul volto. 
Così, fu un sollievo per Nifty quando potè uscire dalla metropolitana, anche se il breve riposo era stato di poco sollievo per i suoi piedi e le sue gambe. Eppure, la borsa che aveva in mano sembrava già un po' più leggera adesso, così dopotutto cominciò ad apprezzare l’inusuale gesto di quella energica vecchia signora.

"Dove stai andando?"
Sobbalzò alla voce stentorea che aveva pronunciato quelle parole, mentre un brivido di puro terrore correva su e giù per la spina dorsale. Era lì a controllare la mappa della metropolitana, cercando di individuare la linea che avrebbe dovuto prendere, da almeno cinque minuti filati. Ora, la vecchia signora era apparsa dal nulla, e con il suo solito sorriso gentile, aveva pronunciato ciò che c’è scritto alla riga superiore di questo paragrafo. Nifty le disse dove stava andando, al che lei rispose con un sorriso desolato che la fermata che avrebbe dovuto utilizzare era fuori uso: l'unica cosa che doveva a quel punto fare era tornare di nuovo sulla linea nera, perché c'era un nodo due fermate dopo quella dove era sceso. Dal nodo avrebbe dovuto andare sulla linea viola, e due fermate dopo avrebbe trovato una fermata d’autobus: il 5 barrato lo avrebbe portato alla sua meta in pochissimi minuti. Però doveva stare attento perché la linea viola aveva tre diversi capolinea, per cui doveva prendere il treno giusto... La signora, dallo sguardo imbambolato di Nifty, capì che era un po' difficile per un nuovo arrivato nella grande città, così si offrì di aiutarlo. Dopo tutto, lei non era affatto di fretta e lei avrebbe dovuto più che felice di aiutare un bravo ragazzo come Nifty, come lei si espresse. Nifty non era poi così convinto, ma a quel punto si era più o meno perduto. Allo stesso tempo, pur annusando qualcosa di sospetto, sapeva che era essenziale non fare niente di strano o che potesse attirare l’attenzione, anche in una grande città. Inoltre la vecchia signora sembrava abbastanza ricca, evidentemente era solo un’annoiata che voleva divertirsi un po’. Non poteva essere altro, o almeno così si augurò Nifty. Così, lui la seguì fino alla stazione, sorpreso per il fatto che lei aveva iniziato a camminare con un'energia frizzante, che avrebbe potuto farle vincere la maratona di New York. Una volta a bordo di nuovo, chiese a Nifty delle informazioni su di lui.
Poi, rise per lo scherzo che gli aveva fatto.
"Mi piace giocare con gli stereotipi, sai."
"Stereotipi?"
"Sì. Sai, ho lunghi anni dietro di me, e ho molto da insegnare. Ma ho ancora tanto da imparare, anche. Per esempio, il fatto che i giovani sembrano essere i primi a non essere in grado di accettare i rapidi mutamenti".
"Io lo sono".
"Ok. Allora perché eri così in imbarazzo, prima?”
Nifty non disse nulla, e quando fu il momento di uscire dal vagone della metro, lei afferrò il suo bagaglio, tenendolo come fosse una piuma. Anche in questo caso, Nifty arrossì, ma questa volta non ci fu nè agitazione né ostilità tutto intorno, ma solo dentro di lui.
Calma, calma, si disse, devo rimanere calmo. È solo una vecchia pazza…
«Vedi? Ma ancora una volta, io sono forte, fisicamente in forma, quindi perché no? "
"Ebbene, gli scienziati hanno previsto il fatto che gli anziani sarebbero stati sempre più vitali. E che avrebbero potuto essere produttivi più a lungo", rispose Nifty, meccanicamente.
"Sì. Ma nessuno di voi giovani sembra in grado di accettarlo ".
“Per forza,” disse lui, sempre per dire qualcosa, “voi a quanto pare siete riusciti a vincere tutto quello che c’era da vincere e a conquistare tutto quello che c’era da conquistare.” Anzi, in realtà lo disse con un po’ più di enfasi di prima, perché mentre lo diceva si accorse che era vero. Del resto, perché doveva fare delle cose davvero pericolose, per guadagnare qualcosa? Ma perché la concorrenza era spietata, al di là del fatto che questo stato di cose fosse gradito o no anche ai diretti interessati.
“Tutte scuse, dai! Ognuno deve prendersi la responsabilità di quello che riesce a fare e che non riesce a fare, senza dare colpe a terzi. E comunque a me piace il mio lavoro, perché dovrei andare in pensione?”
Nifty annuì, anche se dentro aveva una gran voglia di litigare, ma sarebbe stata una pessima idea. E comunque, la signora gli disse:
“Ok, quello è il treno giusto. Prendilo e scendi, come ti ho detto, alla seconda fermata. L’autobus è il 5 barrato, mi raccomando.” 

"Ok. Questo è il tuo capolinea, cocco. Fammi vedere la tua roba".
Si bloccò mentre una voce vigorosa, minacciosa, gli ingiunse di fermarsi.
Nifty si guardò disperamente intorno, alla ricerca di aiuto. Ma era tardi, in giro e non c’era nessuno, e anche se la fermata dell’autobus non era poi così distante, era come se lo fosse stata un centinaio di chilometri. Eppure, gli venne quasi da ridere. Conversando con quella vecchia signora Nifty aveva avuto sicuramente ragione: le persone anziane avevano sicuramente modo di lavorare più a lungo prima del pensionamento. Anche quando il loro lavoro non era poi così onesto, come il caso di  quell’uomo sulla sessantina che gli stava puntando un coltello. Non c'era altro da fare che porgergli la sua borsa. E ad aggiungere il danno alla beffa, il suo compagno di appartamento, che gli aveva chiesto di portargli quel pacco misterioso che era fra i suoi vestiti, non sarebbe stato sicuramente contento di sapere che era sparito nel corso di una rapina. Subito dopo, un altro pensiero gli attraversò la mente, veloce come un fulmine. Se non avesse incontrato quella vecchia signora, probabilmente potrebbe aver reagito, più per non fare brutta figura con il suo compagno più che altro. Perché non avrebbe avuto la minima idea che un vecchio avrebbe potuto essere un avversario formidabile. Poi, di punto in bianco, un'altra vecchia signora apparve, e con la sua mera presenza fece fuggire l'uomo. Nifty, anche se aveva già provato almeno due volte in quella strana serata quella sensazione mista di gratitudine e di colpa, di vergogna e di sollievo, questa volta la sentiva dieci volte tanto. Ma non c'era alcun motivo di sentirsi in questo modo: perché la vecchia signora gli fece balenare davanti agli occhi un distintivo da poliziotta, dicendo la linea che ho riportato in cima a questo paragrafo.
"Cosa?"
"Andiamo. Abbiamo già arrestato il ragazzo a cui stavi per portare la roba, e lui ha detto che sei tu il corriere. Allora ci siamo resi conto che il nodo era fuori uso stasera, e che non essendo pratico avresti cercato di raggiungere la stazione degli autobus. È una mossa stupida, perché è un posto pericoloso, soprattutto dopo il tramonto. Ora, perché non mi lasci dare un'occhiata nella tua borsa?"
Nifty non poteva fare altro che aprirlo. E nel pacco misterioso c'era una grossa quantità di cocaina. Tale pacco gli era stato portato a casa sua, nella sua cittadina a un centinaio di chilometri di distanza dalla grande città, da un uomo che non conosceva.
Già.
Da un vecchio, tanto per cambiare.



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