domenica 22 dicembre 2013

I Laboriosi Martiri del Libero Pensiero e del Rispetto a Tutti i Costi



Prologo
Da qualche tempo in qua mi capita di scontrarmi con quelli che si potrebbero definire come i Laboriosi Martiri del Libero Pensiero e del Rispetto a Tutti i Costi, ovviamente tutto maiuscolo per porre adeguato accento alla loro pomposità e alla lesa maestà con la quale ti rispondono quando li critichi, fazione trasversale agli schieramenti politici con un netta prevalenza numerica nel centrosinistradestra tanto in voga di questi tempi, ma in genere accomunati dal fatto di avere il culo bello parato – e come si dice, tutti liberisti con il culo degli altri.
In breve, gli LM sono persone convinte di alcuni dogmi irrinunciabili:

-        sono gli unici a non aver alcun dogma (sono i Martiri del Libero Pensiero); 
-        sono convinti di aver rispetto di tutti (sono per il Rispetto a Tutti i Costi);
-        sono convinti che il fare sia l’unica strada percorribile per risolvere situazioni problematiche (sono Laboriosi).



Fare implica sempre fare torto a qualcuno
Partiamo dal terzo punto, perché già qui, a ben vedere, c’è una contraddizione grossa come un crepaccio. Infatti, ai più attenti non sarà difficile ricordare che per parecchio tempo in Internet – vero specchio della realtà – sono girati, e girano tuttora anche se con meno intensità, dei messaggi che tendevano a svalutare il potere della parola, a scapito del “fare”, intendendo per l’appunto fare come un infinito positivo – e quindi i suoi derivati, come concreto, pratico, eccetera come altrettanto infiniti positivi. Gli LM ne sono alfieri, allo stesso tempo però sono anche convinti assertori della dialettica, intendendo con questo la volontà di dialogare rispettosamente con tutti senza assunti presi aprioristicamente. Come facciano a integrare questi due aspetti non si sa, o meglio, si sa: tralasciano volontariamente di porre attenzione al fatto che una ogni azione politica deve necessariamente danneggiare qualcuno per favorire qualcun altro. Non si può agire se non si è pronti a non rispettare gli interessi di qualcuno che è presente nel quadro generale, ed è ipocrita fare i Martiri del Rispetto a Tutti i Costi, tutto maiuscolo, mi raccomando. Lo so che molti vorrebbero nascondere tutto questo, ma è una precisa realtà. Ci sono temi che scaturiscono da interessi pratici, concreti, contrapposti. E siccome io so quali sono i miei interessi, uno, tanto per fare un esempio quanto mai attuale, può parlarmi a favore della Tav fino a diventare blu, usando tutte le modalità che vuole, io sarò sempre contrario a prescindere: è contraria ai miei interessi, punto. E non è a parlarne che questa cosa può cambiare, al massimo potrebbe cambiare se e solo se da domani improvvisamente la mia classe sociale cambiasse drasticamente verso l’alto. E attenzione al condizionale, che non vengano fuori stronzate. Quindi è chiaro che già adesso anche il secondo punto traballa un po’, ma proseguiamo con questa storia del rispetto: il rispetto bisogna meritarselo, lo si merita con i fatti che si pongono in essere e con le opinioni che si esprimono, perché quando una persona esprime delle idee che a) sono ripugnanti di per sé e b) comportano il mettere in pratica azioni ancora più ripugnanti non si può più avere rispetto per quella persona, ormai è oltre qualunque negoziato. Ed è solo ipocrisia la volontà di voler faticosamente ricondurre il tutto in una discussione civile. Ipocrita e deleterio: perché sono proprio gli incivili, i violenti o chiamateli come volete che ne escono vincenti... del resto, basta guardarsi intorno. E sempre in tema di rispetto aprioristico: non è proprio la stessa cosa, ma è più o meno per gli stessi motivi che provo un profondo disgusto nei confronti di chi è convinto premotore di una presunta superiorità territoriale, chi parla di un malriposto orgoglio a priori per un'appartenenza ed esprime un disprezzo violento nei confronti di chi non appartiene, anche come scala valoriale, alla sua piccola patria - ecco, questo sì che è l’atteggiamento che è la strada principale per il razzismo, altro che. A questo punto, torno però indietro: per sottolineare il fatto che, se fare comporta una mancanza di rispetto nei confronti di qualcuno sempre, allora bisogna sapere che cosa fare e chi mancare di rispetto. Insomma, il problema è stabilire che cosa significa veramente "fare", e questo gli LM fingono di non saperlo, ma in realtà lo sanno benissimo. Perché dietro il loro messaggio che unisce “fare” e “rispetto”, è evidente che c’è un altro messaggio, ben più pericoloso: ovvero che non è "fare", o è un "fare" sbagliato, tutto quello che non è coerente con gli interessi di una parte, la loro. D'altra parte è proprio uno dei trucchi più rancidi del Potere quello di fingersi vittima, quando invece è carnefice, lamentandosi magari di un messaggio un po' forte mentre in modo più pacato si manda sul lastrico un bel po' di gente... queste sarebbero le cose per cui indignarsi davvero, ma come avevano scritto sui muri della mia città, un bel po' di tempo fa, gli anarchici, che spesso sono molto lungimiranti: "la nostra indignazione rivela chi siamo". Altrimenti, se fare significa “fare” e non ci sono molti significati da stabilire, una volta che si è resecato dal quadro l’opzione “rispetto”, per i motivi succitati, la conclusione logica è che fare per migliorare le condizioni di persone che non arrivano alla seconda settimana del mese, per redistribuire in modo più giusto il reddito e le risorse, per fare in modo che tutti possano avere le stesse possibilità è la stessa cosa che speculare, inquinare l'ambiente e costruire un bel lager, e chi fa, anche se fa il secondo gruppo di cose, è comunque da valutare positivamente.

Se il rispetto sta tutto nella forma e non nel contenuto…
Ma attenzione con il discorso del rispetto: gli LM cercano di unire “fare” e “rispetto” anche con un altro sistema: ponendo un’attenzione esagerata a quello che è il messaggio che va a veicolare dei contenuti politici. Nei miei interventi continuo a parlare di stakeholder, di matrici politiche di interesse, di livelli socioeconomici perché la mia opinione è che alla fine dei conti ognuno, con qualche eccezione, al di là degli steccati politici ha due obiettivi primari: 1) portare a casa i suoi interessi (“fare”) e 2) farlo mantenendo un’immagine democratica, rispettabile, benpensante, non violenta e quant’altro (“rispetto”). Il problema ovviamente è che l’obiettivo numero due vale solo fino a quando è utile, altrimenti pazienza. E allora la distinzione, al di là del fatto che c’è un certo bilanciamento tra i due obiettivi, non sta nei comportamenti rispettosi ed educati, ma da quali interessi si cerca di favorire… ecco la vera distinzione. Ripeto, se si vuole parlare di politica, che si parli, piuttosto che di forma (“rispetto”) di sostanza (il “fare”, che già spogliato nel modo succitato della questione del rispetto nel primo sistema differenzia davvero la visione del mondo e la storia dei singoli), altrimenti davvero non ha senso farlo, perché non si capisce di che cosa davvero si accusi l'avversario. Tanto per fare degli esempi, mr. B. sarebbe stato meno liberista e più attento all'interesse delle classi più deboli se fosse stato un asceta? E quei bizzarri individui che sono in sollevazione in questi giorni, se avessero manifestato pacificamente, avrebbero modificato di una virgola il loro modo di pensare improntato a un "individualismo proprietario antipolitico e antisindacale" secondo Casarini, che in questo caso ha perfettamente ragione? E se Grillo fosse meno irruente, darebbe meno fastidio il fatto che è contro la tav e che è favorevole al reddito di cittadinanza, tra le altre cose? Insomma, sempre la forma sotto i riflettori, e niente sostanza. Sembra che il problema sia semplicemente la modalità di trasmissione delle idee, senza nessun riferimento alle idee in sé. Insomma: puoi essere favorevole a una guerra, però se lo dici in modo educato va bene… snobismo allo stato puro e ipocrisia a manetta. E vedete che qui si è tornati al risultato del primo sistema.

Portare a casa i propri interessi
Quando io ho espresso queste mie obiezioni alla vulgata generale, sono stato attaccato a destra e a manca, ed è ovvio che sia così, perché il mio ragionare va a colpire le fondamenta di un certo tipo di pensiero di cui è intrisa la visione del mondo della nostra temperie culturale, per non parlare delle sue matrici di produzione economica, un tipo di pensiero che ha talmente condizionato le persone da scatenare delle reazioni che direi addirittura pavloviane. Infatti, ad esempio, se si parla di Rispetto, il novantanove percento delle persone si metterà sull’attenti senza il minimo accenno di discussione – notare che questi sono anche i Martiri del Libero Pensiero. Però, anche se pochi saranno d’accordo con me, credo sua importante rilevare che tutto il mio discorso va a rimarcare l’ambiente in cui si esercitano tali scontri dialettici, e non è affatto scontato che tutti siano consapevoli di tutto ciò. Portare in superficie tutto questo credo non faccia altro che chiarificare di che cosa si sta veramente discutendo. Perché attenzione, io non dico che assolutamente che forma e contenuto non si leghino tra loro in un rapporto. Dico solo che bisogna sorvegliare i limiti di tale rapporto. Perché, sì, c’è un limite di quello che si può dire. Solo che bisogna capire le ragioni ideologiche, dogmatiche, di tale limite.
Ma c’è di più. Una marea nera – è proprio il caso di dirlo – è all’orizzonte. Da più parti si stanno già facendo distinzioni tra “anime belle” e chi invece è “disposto a sporcarsi le mani” (tipica metafora aziendalista, tra l’altro). Ebbene, per controbattere a questo, temo proprio che le armi dialettiche degli LM siano piuttosto spuntate. Al contrario, è il mio discorso che va a svelare le idee rivoltanti di chi si dice “disposto a sporcarsi le mani”, se le ha. Altrimenti il gioco del “sia la sinistra che la destra hanno i loro sconvolti” è fin troppo facile.
Detto questo, e per concludere, io non sono né un economista, né un politico: non posso agire direttamente sulla realtà. Per contro, io posso agire in un altro senso: sorvegliare attentamente certe parole e certi giri di frase, in modo da rilevare puntualmente che certe parole e certi giri di frase che in superficie sembrano innocui in realtà nascondono, spesso nemmeno poi tanto fra le righe, dei significati che vanno dallo sgradevole al rivoltante. E tornando per un attimo a quando dicevo che ognuno mira a  portare a casa i suoi interessi. È vero, però anche gli interessi sono rivelativi della persona: per certi miei interessi, in realtà, porterei più acqua al mio mulino se mi accodassi alla vulgata generale dei culi parati e suscitassi applausi dicendo le solite quattro banalità. Io dico quello che dico perché mi sembra importante agire così, poi se a qualcuno piace quello che dico bene, altrimenti pazienza. Tirate voi le vostre conclusioni.

Le vecchie signore hanno tanto da insegnare



"Prego, si accomodi. Mi sembri molto più stanco di me."


Pur affettando un sorriso grato, nell’atto di sedersi Nifty si sentì arrossire fino alla radice dei capelli. Di più, sentì una rabbia violenta montargli dentro come una tempesta: quello che era stato un viaggio in metropolitana assolutamente normale – solo un po' scomodo, per via della folla che aveva riempito la Black Line come una scatoletta di sardine – era diventato improvvisamente uno dei momenti più  imbarazzanti che potesse ricordare. E la ragione era proprio la frase che ho riferito all’inizio di questo paragrafo. 
Ora, mi rendo conto che questo tipo di frasi, una volta piuttosto comuni, ancora oggi si possono sentire se pronunciate da qualche boy scout in vena di buone azioni all’indirizzo di un qualche fragile vecchietto, o da una ragazza ben educata a quello di una anziana signora dai capelli bianchi. Ma questi casi sono sempre più rari al giorno d'oggi. A ben pensarci, sono sempre più rari anche i fragili vecchietti e le rugose vecchie signore. Infatti, la vecchia signora che gli aveva rivolto quella frase poteva anche avere i capelli bianchi, ma non c’era nulla di fragile in lei: adesso stava lì davanti a Nifty, dritta come una sbarra di ferro, dopo aver afferrato la maniglia di sostegno con una mano che aveva l’aria di essere incredibilmente forte. Di più, quando si era alzata per lasciargli il suo posto, si era tirata in piedi con una energia che avrebbe fatto impallidire donne di vent'anni più giovani. Cosa avrebbe dovuto fare, comunque? Rifiutare? Sarebbe stato ancora più strano…  e già così avevano causato una certa agitazione tra la folla, una certa agitazione corredata da molti sguardi malevoli. Tuttavia, a ben pensarci, il gesto della vecchia signora era perfettamente logico: era lei a essere forte, fisicamente in forma, e a portare solo una borsetta, mentre Nifty era stanco e aveva un grosso bagaglio da trasportare. Perché non avrebbe dovuto cedergli il suo posto? Perché c’erano tutta una serie di convenzioni sociali che avrebbero dovuto essere rispettate, ecco perché. Convenzioni che vanificano la logica della vecchia signora. Per rendersene conto, bastava porre attenzione alla reazione degli astanti: tanto per fare un paio di esempi, due ragazze sedute proprio davanti a Nifty stavano ancora ridacchiando e un uomo al suo fianco aveva un’espressione di odio puro dipinto sul volto. 
Così, fu un sollievo per Nifty quando potè uscire dalla metropolitana, anche se il breve riposo era stato di poco sollievo per i suoi piedi e le sue gambe. Eppure, la borsa che aveva in mano sembrava già un po' più leggera adesso, così dopotutto cominciò ad apprezzare l’inusuale gesto di quella energica vecchia signora.

"Dove stai andando?"
Sobbalzò alla voce stentorea che aveva pronunciato quelle parole, mentre un brivido di puro terrore correva su e giù per la spina dorsale. Era lì a controllare la mappa della metropolitana, cercando di individuare la linea che avrebbe dovuto prendere, da almeno cinque minuti filati. Ora, la vecchia signora era apparsa dal nulla, e con il suo solito sorriso gentile, aveva pronunciato ciò che c’è scritto alla riga superiore di questo paragrafo. Nifty le disse dove stava andando, al che lei rispose con un sorriso desolato che la fermata che avrebbe dovuto utilizzare era fuori uso: l'unica cosa che doveva a quel punto fare era tornare di nuovo sulla linea nera, perché c'era un nodo due fermate dopo quella dove era sceso. Dal nodo avrebbe dovuto andare sulla linea viola, e due fermate dopo avrebbe trovato una fermata d’autobus: il 5 barrato lo avrebbe portato alla sua meta in pochissimi minuti. Però doveva stare attento perché la linea viola aveva tre diversi capolinea, per cui doveva prendere il treno giusto... La signora, dallo sguardo imbambolato di Nifty, capì che era un po' difficile per un nuovo arrivato nella grande città, così si offrì di aiutarlo. Dopo tutto, lei non era affatto di fretta e lei avrebbe dovuto più che felice di aiutare un bravo ragazzo come Nifty, come lei si espresse. Nifty non era poi così convinto, ma a quel punto si era più o meno perduto. Allo stesso tempo, pur annusando qualcosa di sospetto, sapeva che era essenziale non fare niente di strano o che potesse attirare l’attenzione, anche in una grande città. Inoltre la vecchia signora sembrava abbastanza ricca, evidentemente era solo un’annoiata che voleva divertirsi un po’. Non poteva essere altro, o almeno così si augurò Nifty. Così, lui la seguì fino alla stazione, sorpreso per il fatto che lei aveva iniziato a camminare con un'energia frizzante, che avrebbe potuto farle vincere la maratona di New York. Una volta a bordo di nuovo, chiese a Nifty delle informazioni su di lui.
Poi, rise per lo scherzo che gli aveva fatto.
"Mi piace giocare con gli stereotipi, sai."
"Stereotipi?"
"Sì. Sai, ho lunghi anni dietro di me, e ho molto da insegnare. Ma ho ancora tanto da imparare, anche. Per esempio, il fatto che i giovani sembrano essere i primi a non essere in grado di accettare i rapidi mutamenti".
"Io lo sono".
"Ok. Allora perché eri così in imbarazzo, prima?”
Nifty non disse nulla, e quando fu il momento di uscire dal vagone della metro, lei afferrò il suo bagaglio, tenendolo come fosse una piuma. Anche in questo caso, Nifty arrossì, ma questa volta non ci fu nè agitazione né ostilità tutto intorno, ma solo dentro di lui.
Calma, calma, si disse, devo rimanere calmo. È solo una vecchia pazza…
«Vedi? Ma ancora una volta, io sono forte, fisicamente in forma, quindi perché no? "
"Ebbene, gli scienziati hanno previsto il fatto che gli anziani sarebbero stati sempre più vitali. E che avrebbero potuto essere produttivi più a lungo", rispose Nifty, meccanicamente.
"Sì. Ma nessuno di voi giovani sembra in grado di accettarlo ".
“Per forza,” disse lui, sempre per dire qualcosa, “voi a quanto pare siete riusciti a vincere tutto quello che c’era da vincere e a conquistare tutto quello che c’era da conquistare.” Anzi, in realtà lo disse con un po’ più di enfasi di prima, perché mentre lo diceva si accorse che era vero. Del resto, perché doveva fare delle cose davvero pericolose, per guadagnare qualcosa? Ma perché la concorrenza era spietata, al di là del fatto che questo stato di cose fosse gradito o no anche ai diretti interessati.
“Tutte scuse, dai! Ognuno deve prendersi la responsabilità di quello che riesce a fare e che non riesce a fare, senza dare colpe a terzi. E comunque a me piace il mio lavoro, perché dovrei andare in pensione?”
Nifty annuì, anche se dentro aveva una gran voglia di litigare, ma sarebbe stata una pessima idea. E comunque, la signora gli disse:
“Ok, quello è il treno giusto. Prendilo e scendi, come ti ho detto, alla seconda fermata. L’autobus è il 5 barrato, mi raccomando.” 

"Ok. Questo è il tuo capolinea, cocco. Fammi vedere la tua roba".
Si bloccò mentre una voce vigorosa, minacciosa, gli ingiunse di fermarsi.
Nifty si guardò disperamente intorno, alla ricerca di aiuto. Ma era tardi, in giro e non c’era nessuno, e anche se la fermata dell’autobus non era poi così distante, era come se lo fosse stata un centinaio di chilometri. Eppure, gli venne quasi da ridere. Conversando con quella vecchia signora Nifty aveva avuto sicuramente ragione: le persone anziane avevano sicuramente modo di lavorare più a lungo prima del pensionamento. Anche quando il loro lavoro non era poi così onesto, come il caso di  quell’uomo sulla sessantina che gli stava puntando un coltello. Non c'era altro da fare che porgergli la sua borsa. E ad aggiungere il danno alla beffa, il suo compagno di appartamento, che gli aveva chiesto di portargli quel pacco misterioso che era fra i suoi vestiti, non sarebbe stato sicuramente contento di sapere che era sparito nel corso di una rapina. Subito dopo, un altro pensiero gli attraversò la mente, veloce come un fulmine. Se non avesse incontrato quella vecchia signora, probabilmente potrebbe aver reagito, più per non fare brutta figura con il suo compagno più che altro. Perché non avrebbe avuto la minima idea che un vecchio avrebbe potuto essere un avversario formidabile. Poi, di punto in bianco, un'altra vecchia signora apparve, e con la sua mera presenza fece fuggire l'uomo. Nifty, anche se aveva già provato almeno due volte in quella strana serata quella sensazione mista di gratitudine e di colpa, di vergogna e di sollievo, questa volta la sentiva dieci volte tanto. Ma non c'era alcun motivo di sentirsi in questo modo: perché la vecchia signora gli fece balenare davanti agli occhi un distintivo da poliziotta, dicendo la linea che ho riportato in cima a questo paragrafo.
"Cosa?"
"Andiamo. Abbiamo già arrestato il ragazzo a cui stavi per portare la roba, e lui ha detto che sei tu il corriere. Allora ci siamo resi conto che il nodo era fuori uso stasera, e che non essendo pratico avresti cercato di raggiungere la stazione degli autobus. È una mossa stupida, perché è un posto pericoloso, soprattutto dopo il tramonto. Ora, perché non mi lasci dare un'occhiata nella tua borsa?"
Nifty non poteva fare altro che aprirlo. E nel pacco misterioso c'era una grossa quantità di cocaina. Tale pacco gli era stato portato a casa sua, nella sua cittadina a un centinaio di chilometri di distanza dalla grande città, da un uomo che non conosceva.
Già.
Da un vecchio, tanto per cambiare.



martedì 17 settembre 2013

Veleno da bere, veleno da respirare [1]



"Non ne posso di più di vedere quella feccia che gironzola intorno come più le pare e piace."
"Però sono utili per gli affari."
"Quando ci avranno ucciso tutti gli affari non vi serviranno più a molto, non credi?"
Chi stava parlando era una pilota di cargo e un addetto al traffico aereo, in una base avanzata ma molto affollata delle Colonie, ed erano seduti in un angolo scuro, verso il fondo del locale in una tipica taverna spaziale, di quelle tanto comuni dalle Fasce di Van Allen alla Nebulosa del Granchio. Era già da un po’ che l’uomo stava provando a far ubriacare la pilota, per secondi quanto ovvi fini, ma lei era già al sesto boccale e non dava alcun segno di ubriachezza se non qualche tentennamento della testa e lo sguardo un pelo più languido.
Fino ad allora lei gli aveva parlato di quanto era stata trattata male dal governo del settore da cui proveniva, e che prima o poi si sarebbe vendicata e che per questo aveva deciso di fare la pilota di cargo e che sperava di entrare nell’aviazione militare, prima o poi, pur non avendo la cittadinanza… poi la loro conversazione si era spostata su uno degli argomenti tipici per quei luoghi e quella gente: gli affari con nuove razze aliene.
"Guardalo lì, con quel ridicolo vestito elegante e quel loro respiratore. I Lomniani… feccia sono e feccia rimangono."
"Senti, finora sono stati abbastanza innocui…"
"Innocui? Ma ti rendi conto che ognuno di loro, anche i bambini, ha il permesso legale di portarsi in giro un’arma da guerra chimica?"
"Tecnicamente non è proprio così. Il fatto è che la loro atmosfera d’origine è composta da cianuro, e quindi si portano in giro quella bomboletta per respirare. E grazie al loro metabolismo non è che devono respirare granché, comunque."
La ragazza lo guardò scuotendo la testa, e fece segno alla cameriera di portarle un altro boccale. Lui invece stava bevendo vodka, ma a ritmo molto meno sostenuto.
"Intanto io ho dovuto portare nel territorio questi bastardi Lomniani il mio cargo e sai che avevo l’esercito a proteggermi? Se fossero davvero innocui come dici non sarebbe servito, non credi? Non che mi fosse dato fastidio, volare nel vuoto insieme a quei magnifici Silver Falcon della vostra aviazione..."
"Senti, ammetto che i Lomniani potevano rappresentare un problema, e che avevano gli stessi nostri interessi strategici nel quadrante… ma evidentemente hanno deciso per una coesistenza pacifica. Nel nome del denaro, certo, ma che c’è di male?"
"E intanto sempre più armi chimiche entrano nelle nostre basi e nessuno ha intenzione di alzare un dito. ma quando si tratta di entrare nel loro territorio con il nostro prezioso plutonio, allora l’esercito serve eccome. Qui stanno giocando con le nostre vite per il tuo denaro, te lo dico io. E di quell’incidente, che mi dici?"
L’uomo fece un gesto vago, ammirando nel contempo il fisico atletico, pronto allo scatto della camionista. E non era nemmeno infastidito dai suoi discorsi: lo sanno tutti che i piloti di cargo erano in giro per settori molto pericolosi, solo quelli più duri, tosti e diffidenti ce la facevano. E la ragazza faceva parte di quella categoria. Lui invece non credeva a tutte quelle tesi cospirazionaliste, ma allo stesso tempo non voleva dimostrarsi troppo scettico per non offenderla. Anche perché ormai mancava poco…
"Senti, ammetto che quanto accaduto su Kelleran III è stato inquietante, con quella bombola di cianuro che è stata aperta proprio in un centro commerciale. Ma il governo lomniano si è detto dispiaciuto…"
"Ah, sì? Beh, io c’ero su Kelleran III quando è accaduto quello che è stato definito un incidente. E da quello che ho sentito, non è stato affatto un incidente. Voci degne di fede hanno detto che non è stata una singola bombola di cianuro, quella era stata messa lì per depistare le indagini. Ma che tutti i lomniani presenti al centro commerciale hanno volutamente aperto le loro bombolette, creando un atmosfera venefica che ha ucciso in pochissimo tempo tutti gli umani e i Kellerani presenti.
Te lo dico io, quella era una prova generale."
"Ma dai, è la birra che parla..."
"Che cosa? Sarò pazza forse, ma per me è veramente limpido! Si dice che non sia rimasto quasi nessuno di loro ad abitare il loro pianeta! Quelli girano sempre da soli, mai in coppia, ormai sono dappertutto nel settore, se tutti allo stesso momento, su ogni nave da trasporto, in ogni base spaziale, su ogni colonia, aprissero i loro respiratori tutti insieme, ci ucciderebbero tutti!"
Improvvisamente, lui cominciò a sentirsi stanco di tutta quella paranoia.
"Beh, ma io che ci posso fare?"
Lei lo guardò, con uno sguardo più attento di quanto avesse avuto prima.
"Beh, tu sei un pezzo abbastanza grosso da queste parti. E non sarebbe male, sia per me che per te, se tu potessi dire a qualche orecchio giusto di stare attento alla guerra chimica, magari dotando l’esercito della giusta controffensiva. Potrebbe servire anche contro qualcuno che non siano i Lomniani, per dire."
"E cioè?"
La ragazza ammiccò decisa.
"Quello che ho detto. Senti, ho una stanza libera per stanotte con un letto su cui voglio sobbalzare allegramente e per motivi non legati agli urti coi miniasteroidi silicoidi. E non voglio sprecare troppo tempo in chiacchiere. Però, spero per te che tu abbia preso l’antidoto: mi sa che ho bevuto troppa birra all’arsenico stasera."
L’umano sorrise per la domanda, per la vittoria e perché finalmente avevano smesso di parlare di sciocchezze.
"Ma per chi mi hai preso? Sono sempre molto prudente quando esco con un’Elariana… non ti preoccupare, ho preso le mie precauzioni."
"Ok, allora muovi quelle chiappe terrestri."
La space trucker si alzò quindi con energia e grazia, nonostante l’abuso di veleno e quando ormai aveva quasi guadagnato fendendo la calca il bancone della taverna si fermò di scatto.   
"Per Orione!" urlò, "il Lomniano sta facendo uscire gas!"

[1] Idea e immagine di LFarseer