domenica 21 luglio 2013

Non solo 24ore & tacchi a spillo




 Quando aprì gli occhi, la luce del Sole aveva già assunto quella luminosità ambrata tipica del tardo pomeriggio. Ma andava bene così: il fondo il suo lavoro veniva molto meglio se fatto nelle tenebre della notte. In un attimo era in piedi, alzandosi in tutta la sua statura e stirandosi ben bene, sveglia e perfettamente lucida nonostante tutto il vino che aveva bevuto la sera prima, ma del resto ci voleva ben altro per fermarla. Avvertendo un sordo brontolio allo stomaco che se fosse andato avanti un altro po’ avrebbe disturbato i vicini di stanza, chiamò la reception dell’hotel, per farsi mandare un pasto abbondante e un bel po’ di caffè nero. Mentre aspettava la colazione, se così si poteva chiamarla, si dedicò al trucco, scegliendo un make-up leggero ma efficace che ben si adattava al suo viso, un bellissimo ovale che si discostava dall’ideale di bellezza classica solo per la mascella larga e ben sagomata, per poi spazzolare con cura i suoi capelli, biondi e lisci. La colazione arrivò, e la divorò in un batter d’occhio. Eppure, avvertiva dentro di sé una strana ansietà, che non riusciva a definire ma che la preoccupava parecchio, se non altro perché era la prima volta che provava una cosa del genere sul lavoro. Iniziò a vestirsi, anche per concentrarsi su altro e poter ignorare quella sensazione, e fu solo dopo aver indossato il suo nuovo tailleur, la gonna strategicamente accorciata da una sarta professionista, che si accorse che non aveva con sé delle scarpe abbastanza eleganti per l’ambiente di lavoro in cui avrebbe dovuto presentarsi in serata. Non aveva altra scelta che andare a fare un po’ di shopping. Si cambiò rapidamente, ma quando uscì dall’albergo erano già le sei, e nel traffico congestionato della metropoli era già tardi per andare a fare quel genere di commissioni. Alle volte, dovette riconoscerlo, era una vera seccatura essere un po’ svampita, anche se allo stesso tempo sapeva che era proprio grazie a quella sua caratteristica che gli uomini la trovavano così attraente senza per questo essere in soggezione davanti alla sua bellezza travolgente, almeno fino a quando lei non passava loro sopra come un carro armato. E poi in fondo non era niente che la sua potente carta di credito non poteva risolvere. Invece di prendere la metropolitana, per lei un’esperienza sempre molto divertente, chiamò un taxi in modo da farsi portare direttamente in centro, dove andò in un negozio di cui si era già servita in passato, non prima di aver perso un altro po’ di tempo prezioso guardando le vetrine. Lì comprò un paio di scarpe stiletto heel. Poi tornò in hotel con la metropolitana. Mentre aspettava il treno, ci fu il solito gioco di sguardi, e una volta a bordo un tipo le si piazzò strategicamente vicino. Volendo scoraggiare ogni possibile approccio, visto che non era proprio dell’umore giusto, si tolse con un movimento apparentemente casuale la maglia con la zip che indossava, sotto aveva solo un tank top che faceva ben risaltare le sue braccia definite. Questo fu sufficiente per fare in modo che il tipo, ammesso e non concesso che avesse avuto davvero l’intenzione di farsi avanti, si ritirasse per riservare magari la sua attenzione a una preda meno vigorosa. Tuttavia l’intermezzo l’aveva anche divertita…

Una volta in stanza indossò il tailleur nero gessato e scarpe stiletto heel che aggiungevano un bel po’ di centimetri alla sua già ragguardevole statura. Ma solo così si sentiva pronta per il lavoro. Però, quando prese la 24ore dall’armadio, non poté impedirsi di osservarla criticamente: non andava bene per niente. Bisognava provvedere, e questa volta niente metropolitana né per l’andata né per il ritorno, era veramente molto tardi. Ma non poteva presentarsi con una valigetta come quella. Certo che non se non fosse stata così distratta… Scese alla reception, dove fece chiamare il taxi dal ragazzo che le aveva servito la colazione, che le sembrò dicesse qualcosa, mentre pensava che lei fosse fuori dalla portata della sua voce, riguardo il suo stomaco di ferro. Lì per lì pensò di reagire, ma poi dovette considerare che in fondo il ragazzo non aveva poi tutti i torti, anzi. Poteva comunque scordarsi la mancia. Mentre aspettava il taxi si sedette sul divano di pelle dell’hotel per fumarsi una sigaretta e ripassare i documenti che doveva conoscere per la sua serata di lavoro. A un certo punto, però fu colta da una leggera vertigine, accompagnata da un principio di nausea per quanto avrebbe dovuto fare. La sensazione di prima era tornata, molto più forte. Forse, pensò, sarebbe stato davvero il caso di mollare tutto e cercare qualcos’altro, qualcosa di più comodo, di meno snervante… ma non era affatto facile riuscire a uscire dal giro, da quel giro, quanto meno. Respirando profondamente cercò di calmarsi, scacciando il pensiero di quello che sarebbe potuto succedere se magari si fosse bloccata nel momento iniziare il lavoro vero e proprio… Ma intanto era arrivato il suo taxi e questo l’aiutò a calmarsi. Sul taxi però scoraggiò ogni tentativo di far conversazione da parte del guidatore, tutta la sua concentrazione le serviva per controllare quello strano nervosismo che vibrava lungo i suoi nervi. Si calmò appena un poco nel comprare una 24ore che faceva proprio al caso suo. Quando fu di ritorno in hotel fece appena in tempo a prendere il resto del materiale e a filarsela a piedi verso un centro congressi proprio in fondo alla strada, teatro della sua serata di lavoro. E pensare che aveva prenotato in quell’hotel proprio perché voleva essere in anticipo sul resto degli invitati… con tutti quei contrattempi era arrivata esattamente quando le guardie in uniforme, per una volta fuori dalla loro garitta, stavano facendo entrare i primi convenuti.

Una volta dentro, invece che andare nell’ala est, dove era schedulato l’incontro tra uomini d’affari che la interessava, andò nell’edificio prospiciente a questa, dove si infilò in un’aula vuota alla quale aveva già provveduto a lavorare sulla serratura la sera prima, quando aveva compiuto il primo sopralluogo. Con sua sorpresa, l’ansia che l’aveva presa poco prima era completamente scomparsa. Le sue mani non tremavano, né sulla sua fronte c’era la minima traccia di traspirazione quando si chinò sulla 24ore per aprirla, a rivelare il suo contenuto. L’unico suo desiderio era di finire in fretta il lavoro e tornarsene al bar dell’hotel per un whisky e una sigaretta. Dalla struttura in gomma estrasse i pezzi che andavano a comporre un fucile da tiratore scelto WA200. Lo montò in pochi secondi, sarebbe stata in grado di farlo anche a occhi chiusi, poi si mise in posizione di tiro, andando a cercare il suo bersaglio nella sala di fronte, della quale aveva una visione magnifica, proprio come aveva preventivato. Fu allora che i documenti le vennero in aiuto, nel riconoscere il suo bersaglio: fino a quel momento infatti lo aveva visto solo nelle foto che le erano state fornite. Ma erano sufficienti per riconoscerlo nell’uomo al centro del tavolo, il pezzo più grosso di tutti. Aspettò fino a quando non venne dato l’inizio della conferenza, poi, non appena l’uomo a destra del suo bersaglio prese la parola, premette il grilletto, sparando tre colpi in rapida successione. Non attese nemmeno che il suo bersaglio, colpito in pieno, cadesse a terra. Visto che da quel momento in poi, non c’era tempo da perdere: muovendosi fulminea raccolse i bossoli, smontò il fucile e uscì a passo veloce, ma senza correre, mescolandosi alla folla di persone spaventate. Le guardie alla garitta correvano anche loro di qua e di là, fermando e controllando delle persone, apparentemente a caso, in base a una semplice impressione del momento, e come sempre lei riuscì a guadagnare l’uscita senza alcun tipo di controllo.


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