sabato 13 luglio 2013

Egoismo e derive semantiche



Mara entrò controvoglia nell’aula 12 per la lezione di linguistica, anche se sapeva che quel giorno ci sarebbe stata la conferenza di una relatrice di eccezione, una professoressa di altissimo livello invitata appositamente dalla docente che aveva tenuto il corso, e che gli appunti relativi sarebbero stati di vitale importanza per passare l’esame. Ma la sua mente era lontana mille miglia dai problemi della linguistica, tanto valeva che girasse sui tacchi e andasse a farsi una lunga passeggiata in città, tutto quello che voleva era poter sciogliere il dilemma che l’aveva angosciata negli ultimi giorni, concernente una festa a cui sarebbe dovuta andare con Giorgio, il suo ragazzo, proprio quel weekend. E il problema non era nemmeno che il biglietto costava un bel po’: il fatto era che si trattava di un party molto esclusivo, e si era scoperto che lei aveva ricevuto l’invito e lui no. Naturalmente Giorgio c’era rimasto malissimo, e se non le aveva proibito di andarci, aveva però fatto intendere che sarebbe stato estremamente dispiaciuto se lei ci fosse andata senza di lui. Mara però era così eccitata all’idea di partecipare, chissà quante persone meravigliose avrebbe incontrato… Insomma, non sapeva veramente cosa fare, se dare retta al suo buon cuore e restare con Giorgio, o se fregarsene e andare là dove lui non avrebbe mai potuto mettere piede, per dirla con un’espressione un po’ troppo melodrammatica.
A peggiorare il suo umore, la conferenza a cui avrebbe dovuto assistere da lì a poco sembrava fatta apposta per lei: si intitolava infatti “Egoismo e derive semantiche.”
Entrò nell’aula e scambiò un rapido cenno di saluto a Karen, evitando però di sedersi troppo vicino a lei, si trattava pur sempre di una delle ragazze peggio vestite di tutta la facoltà. Era un vero peccato che durante l’ultimo esame l’aveva usata come fazzoletto umano per sfogarsi delle sue angosce, con la conseguenza che adesso doveva salutarla ogni volta che la incontrava, accidenti alle sue debolezze momentanee.

Dopo qualche minuto i microfoni vennero accesi e la professoressa presentò brevemente ma con garbo la sua ospite, che sfoggiava un fisico superbo e un tailleur che definire costoso sarebbe stato riduttivo. Quando la relatrice iniziò a parlare, poi, il brusio di fondo che c’era stato fino a quel momento calò di colpo, riducendosi a un silenzio attento, tanto la sua era una presenza magnetica, con quella sua aria autorevole temperata da sorrisi luminosi che ogni tanto rivolgeva alla platea.
E non era solo la forma, anche la sostanza del suo discorso era più interessante del previsto:
«In questi ultimi decenni si è assistito a vari cambiamenti di paradigma, varie derive semantiche. Un esempio tipico riguarda proprio il sentimento etichettato con il termine egoismo, che una volta era visto come negativo, anzi, come oggettivamente negativo. Oggigiorno, invece, si incominciano a intravedere delle accezioni positive dell’egoismo, visto come tutto sommato un sentimento che ha la sua ragione di esistere per permettere a noi stessi di vivere senza curarci troppo di ferire i sentimenti altrui, oppure di relativizzare, di contestualizzare la portata dei sacrifici che via via ci vengono richiesti, fino a permetterci di non farli, se del caso. Insomma, utilizzando una terminologia forse anche un po’ pretenziosa, si potrebbe dire che diacronicamente il significante – la parola egoismo – è lo stesso, mentre il significato – il valore semantico della parola – sta cambiando, diventando sempre più positivo. Come accennavo all’inizio, si tratta di un fenomeno ben noto nel campo della semiotica. Mutamento che ha le sue radici nel fatto che non c’è più quella visione dualistica, manichea, tra egoismo e altruismo, visione secondo la quale l’uno era infinitamente negativo e l’altro infinitamente positivo. Basti pensare che c’è adesso la richiesta, allo stesso tempo consigliata e rilevata da psicologi, sociologi, giornalisti di costume, di poter esercitare l’egoismo come sentimento in grado di migliorare la nostra vita… anche magari a scapito di altre persone. Ed era ora che accadesse questo, se posso dire la mia in quello che non è il mio ramo.»

Qui la relatrice si fermò, per elargire un altro luminoso sorriso alla platea, poi tornò al campo della semantica, parlando di vari concetti piuttosto ostici per una buona mezz’ora, senza una sola esitazione. Mara finì per perdere il filo, ma la sua attenzione fu un’altra volta sveglia e attenta quando la relatrice disse:
«Vorrei azzardare a questo punto un pronostico. Partendo dal significato della parola egoismo, che come abbiamo visto è cambiato, ma non del tutto, visto che una certa carica negativa la porta ancora, bisogna dire che utilizzare dei comportamenti egoisti, soprattutto verso persone che appartengono alla categoria dei soggetti più deboli, in qualsivoglia accezione s’intenda questo “più deboli”, necessita ancora di una certa forza di carattere, almeno secondo alcune fonti piuttosto autorevoli. E se si considera che anche parole come “forza”, “energia” o “grinta” hanno guadagnato da tempo lo status di parole sostanzialmente positive, mi viene da pensare che uno dei possibili scenari semantici sia questo: che ben presto espressioni che noi, nel nostro tempo, troviamo antipatiche, o persino un po’ ripugnanti come “stritolare i più deboli,” o “schiacciare i più deboli” et similia, che ora si incontrano in contesti negativi, inizieranno uno slittamento semantico che li porterà ad avere significati più neutri, o persino positivi. A ben pensarci, c’è già un’espressione come “passare sopra come un trattore” o la sua gustosa variante bellica “passare sopra come un carroarmato” che già adesso hanno una carica comica, che comunque qualificano il loro significato come qualcosa di tutto sommato positivo. Ho incontrato più volte queste espressioni in contesti positivi, come tra l’altro troverete nelle dispense che vi ho fornito. Pensate non soltanto alle conseguenze linguistiche e semiotiche, ma anche sociali e psicologiche che potrebbe comportare questo mutamento. E non solo: vi lascio pensare a degli esempi di testi letterari, che è poi l’argomento che ci interessa, dove il nostro giudizio su un protagonista altruista e un antagonista egoista potrebbe prossimamente cambiare totalmente di polarità.»
Una velocissima pausa, altro sorriso luminoso, poi la conclusione:
«Bene, adesso che vi sono passata sopra come un carroarmato, è tempo di lasciarvi andare in pausa.»
Qualche risata soffocata, qualche colpo di tosse imbarazzato, poi l’aula si svuotò per permettere ai suoi occupanti di bere un caffè e di fumare una sigaretta, prima di tornare per l’ultima parte della lezione.
«Bah, tra un attimo mi è sembrato che se ne venisse fuori con Nietzsche e tutta la tematica del superuomo, con quel suo panegirico nemmeno troppo velato dell’egoismo… E poi hai visto come assaporava quelle espressioni ripugnanti come se fossero stati un bicchiere di Cabernet, “stritolare i più deboli,” “schiacciare i più deboli”… che roba…»
Karen si affiancò a Mara per tutto il tragitto dall’aula 12 all’area di ristoro, tentando di fare conversazione ma senza grosso successo. Mara si degnò di far finta di ascoltarla fino a quando la macchina distributrice di bevande calde non le ebbe consegnato il suo bicchiere di caffè ristretto senza zucchero, poi disse con un sorriso che si augurò fosse luminoso come quello della relatrice e con altrettanta risolutezza:
«Scusami, ma devo passarti sopra come un carroarmato… devo andare a fare una telefonata.»

Dopo essersi assicurata che Karen rimanesse lì dove l’aveva lasciata, marciò all’esterno, ingollò il caffè e si accese una sigaretta, poi impugnò il telefonino e chiamò il suo ragazzo. Con poche parole gli comunicò che nel weekend avrebbe dovuto trovarsi qualcosa da fare, perché lei aveva deciso di andarci, a quella famosa festa, e di non fare il broncio come un bambino perché tanto avrebbero avuto un sacco di tempo per recuperare: in fondo, la settimana dopo non ci sarebbero state lezioni, di cosa si lamentava? Poi troncò la telefonata, con la scusa che doveva tornare in aula. Pensò che avrebbe dovuto ringraziare quella prof, perché veramente con le sue parole le aveva dato l’ispirazione di come procedere con il suo ragazzo. E poi, al telefono non sembrava nemmeno tanto dispiaciuto, per lo meno non dopo che lei gli aveva ricordato che la settimana dopo sarebbe stata molto più libera del solito per via della mancanza delle lezioni. E se ci fosse rimasto male, in fondo avrebbe dovuto abituarsi a essere stritolato… con un sorrisetto tornò verso l’aula.
In quel preciso istante, nell’area ristoro, squillò il telefono di Karen, che si era attardata per permettere a una sua amica che andava di fretta per un esame di prendere il caffè al volo.
«Pronto?»
«Ciao, Karen, sono Giorgio, cosa fai sabato sera?»
«Giorgio, lo sai che non mi va di ingannare Mara in questo modo, voi due siete insieme, no?»
«No, a dir la verità, no, Karen. Mi sono reso conto proprio in questo istante che non ho nessuna voglia di stare insieme a una ragazza così immatura ed egoista.»
« Alla fine ha deciso di andarci a quella festa, eh?»
«Esatto… E io invece ho bisogno di una vera donna, altruista, forte…» Si fermò giusto il tempo prima di dire “una come te, insomma”, certe cose non si possono dire al telefono.
Karen rispose:
«Ci penserò,» poi troncò la comunicazione e si avviò per tornare in aula.
Nel tragitto Karen rifletté che il comportamento egoista di Mara di voler andare a tutti alla festa l’avevano portata a perdere Giorgio, quindi c’era qualcosa di sbagliato in quella lode dell’egoismo fatta dalla professoressa della conferenza. O forse no, perché, allo stesso tempo, anche il suo comportamento non poteva che dirsi egoista…
Ma in effetti, i discorsi sull’etica, in Karen, avevano fatto il loro tempo, perché c’era un altro fattore, fattore che a lei stava a cuore – letteralmente – più di tutto il resto: il fatto che erano anni che era innamorata di Giorgio. Certo, le dispiaceva moltissimo per Mara, le sarebbe veramente passata sopra come un carroarmato per quella faccenda. D’altra parte, se un sentimento come l’egoismo, a sentire quella professoressa, stava diventando una cosa positiva nel mondo moderno, lei cosa poteva farci?


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