Mara entrò controvoglia nell’aula 12 per la lezione di linguistica, anche
se sapeva che quel giorno ci sarebbe stata la conferenza di una relatrice di
eccezione, una professoressa di altissimo livello invitata appositamente dalla
docente che aveva tenuto il corso, e che gli appunti relativi sarebbero stati
di vitale importanza per passare l’esame. Ma la sua mente era lontana mille
miglia dai problemi della linguistica, tanto valeva che girasse sui tacchi e
andasse a farsi una lunga passeggiata in città, tutto quello che voleva era
poter sciogliere il dilemma che l’aveva angosciata negli ultimi giorni,
concernente una festa a cui sarebbe dovuta andare con Giorgio, il suo ragazzo,
proprio quel weekend. E il problema non era nemmeno che il biglietto costava un
bel po’: il fatto era che si trattava di un party molto esclusivo, e si era
scoperto che lei aveva ricevuto l’invito e lui no. Naturalmente Giorgio c’era
rimasto malissimo, e se non le aveva proibito di andarci, aveva però fatto
intendere che sarebbe stato estremamente dispiaciuto se lei ci fosse andata
senza di lui. Mara però era così eccitata all’idea di partecipare, chissà
quante persone meravigliose avrebbe incontrato… Insomma, non sapeva veramente
cosa fare, se dare retta al suo buon cuore e restare con Giorgio, o se
fregarsene e andare là dove lui non avrebbe mai potuto mettere piede, per dirla
con un’espressione un po’ troppo melodrammatica.
A peggiorare il suo umore, la conferenza a cui avrebbe dovuto assistere
da lì a poco sembrava fatta apposta per lei: si intitolava infatti “Egoismo e
derive semantiche.”
Entrò nell’aula e scambiò un rapido cenno di saluto a Karen, evitando
però di sedersi troppo vicino a lei, si trattava pur sempre di una delle
ragazze peggio vestite di tutta la facoltà. Era un vero peccato che durante
l’ultimo esame l’aveva usata come fazzoletto umano per sfogarsi delle sue
angosce, con la conseguenza che adesso doveva salutarla ogni volta che la
incontrava, accidenti alle sue debolezze momentanee.
Dopo qualche minuto i microfoni vennero accesi e la professoressa
presentò brevemente ma con garbo la sua ospite, che sfoggiava un fisico superbo
e un tailleur che definire costoso sarebbe stato riduttivo. Quando la relatrice
iniziò a parlare, poi, il brusio di fondo che c’era stato fino a quel momento
calò di colpo, riducendosi a un silenzio attento, tanto la sua era una presenza
magnetica, con quella sua aria autorevole temperata da sorrisi luminosi che
ogni tanto rivolgeva alla platea.
E non era solo la forma, anche la sostanza del suo discorso era più
interessante del previsto:
«In questi ultimi decenni si è assistito a vari cambiamenti di paradigma,
varie derive semantiche. Un esempio tipico riguarda proprio il sentimento etichettato
con il termine egoismo, che una volta era visto come negativo, anzi, come
oggettivamente negativo. Oggigiorno, invece, si incominciano a intravedere
delle accezioni positive dell’egoismo, visto come tutto sommato un sentimento
che ha la sua ragione di esistere per permettere a noi stessi di vivere senza
curarci troppo di ferire i sentimenti altrui, oppure di relativizzare, di
contestualizzare la portata dei sacrifici che via via ci vengono richiesti,
fino a permetterci di non farli, se del caso. Insomma, utilizzando una
terminologia forse anche un po’ pretenziosa, si potrebbe dire che
diacronicamente il significante – la parola egoismo – è lo stesso, mentre il
significato – il valore semantico della parola – sta cambiando, diventando
sempre più positivo. Come accennavo all’inizio, si tratta di un fenomeno ben
noto nel campo della semiotica. Mutamento che ha le sue radici nel fatto che non
c’è più quella visione dualistica, manichea, tra egoismo e altruismo, visione
secondo la quale l’uno era infinitamente negativo e l’altro infinitamente positivo.
Basti pensare che c’è adesso la richiesta, allo stesso tempo consigliata e
rilevata da psicologi, sociologi, giornalisti di costume, di poter esercitare
l’egoismo come sentimento in grado di migliorare la nostra vita… anche magari a
scapito di altre persone. Ed era ora che accadesse questo, se posso dire la mia
in quello che non è il mio ramo.»
Qui la relatrice si fermò, per elargire un altro luminoso sorriso alla
platea, poi tornò al campo della semantica, parlando di vari concetti piuttosto
ostici per una buona mezz’ora, senza una sola esitazione. Mara finì per perdere
il filo, ma la sua attenzione fu un’altra volta sveglia e attenta quando la
relatrice disse:
«Vorrei azzardare a questo punto un pronostico. Partendo dal significato
della parola egoismo, che come abbiamo visto è cambiato, ma non del tutto,
visto che una certa carica negativa la porta ancora, bisogna dire che
utilizzare dei comportamenti egoisti, soprattutto verso persone che
appartengono alla categoria dei soggetti più deboli, in qualsivoglia accezione s’intenda
questo “più deboli”, necessita ancora di una certa forza di carattere, almeno
secondo alcune fonti piuttosto autorevoli. E se si considera che anche parole come
“forza”, “energia” o “grinta” hanno guadagnato da tempo lo status di parole
sostanzialmente positive, mi viene da pensare che uno dei possibili scenari
semantici sia questo: che ben presto espressioni che noi, nel nostro tempo,
troviamo antipatiche, o persino un po’ ripugnanti come “stritolare i più
deboli,” o “schiacciare i più deboli” et
similia, che ora si incontrano in contesti negativi, inizieranno uno
slittamento semantico che li porterà ad avere significati più neutri, o persino
positivi. A ben pensarci, c’è già un’espressione come “passare sopra come un
trattore” o la sua gustosa variante bellica “passare sopra come un carroarmato”
che già adesso hanno una carica comica, che comunque qualificano il loro
significato come qualcosa di tutto sommato positivo. Ho incontrato più volte
queste espressioni in contesti positivi, come tra l’altro troverete nelle
dispense che vi ho fornito. Pensate non soltanto alle conseguenze linguistiche
e semiotiche, ma anche sociali e psicologiche che potrebbe comportare questo
mutamento. E non solo: vi lascio pensare a degli esempi di testi letterari, che
è poi l’argomento che ci interessa, dove il nostro giudizio su un protagonista
altruista e un antagonista egoista potrebbe prossimamente cambiare totalmente
di polarità.»
Una velocissima pausa, altro sorriso luminoso, poi la conclusione:
«Bene, adesso che vi sono passata sopra come un carroarmato, è tempo di
lasciarvi andare in pausa.»
Qualche risata soffocata, qualche colpo di tosse imbarazzato, poi l’aula
si svuotò per permettere ai suoi occupanti di bere un caffè e di fumare una
sigaretta, prima di tornare per l’ultima parte della lezione.
«Bah, tra un attimo mi è sembrato che se ne venisse fuori con Nietzsche e
tutta la tematica del superuomo, con quel suo panegirico nemmeno troppo velato
dell’egoismo… E poi hai visto come assaporava quelle espressioni ripugnanti
come se fossero stati un bicchiere di Cabernet, “stritolare i più deboli,” “schiacciare
i più deboli”… che roba…»
Karen si affiancò a Mara per tutto il tragitto dall’aula 12 all’area di
ristoro, tentando di fare conversazione ma senza grosso successo. Mara si degnò
di far finta di ascoltarla fino a quando la macchina distributrice di bevande
calde non le ebbe consegnato il suo bicchiere di caffè ristretto senza
zucchero, poi disse con un sorriso che si augurò fosse luminoso come quello
della relatrice e con altrettanta risolutezza:
«Scusami, ma devo passarti sopra come un carroarmato… devo andare a fare
una telefonata.»
Dopo essersi assicurata che Karen rimanesse lì dove l’aveva lasciata,
marciò all’esterno, ingollò il caffè e si accese una sigaretta, poi impugnò il
telefonino e chiamò il suo ragazzo. Con poche parole gli comunicò che nel
weekend avrebbe dovuto trovarsi qualcosa da fare, perché lei aveva deciso di
andarci, a quella famosa festa, e di non fare il broncio come un bambino perché
tanto avrebbero avuto un sacco di tempo per recuperare: in fondo, la settimana
dopo non ci sarebbero state lezioni, di cosa si lamentava? Poi troncò la
telefonata, con la scusa che doveva tornare in aula. Pensò che avrebbe dovuto
ringraziare quella prof, perché veramente con le sue parole le aveva dato
l’ispirazione di come procedere con il suo ragazzo. E poi, al telefono non
sembrava nemmeno tanto dispiaciuto, per lo meno non dopo che lei gli aveva
ricordato che la settimana dopo sarebbe stata molto più libera del solito per
via della mancanza delle lezioni. E se ci fosse rimasto male, in fondo avrebbe
dovuto abituarsi a essere stritolato… con un sorrisetto tornò verso l’aula.
In quel preciso istante, nell’area ristoro, squillò il telefono di Karen,
che si era attardata per permettere a una sua amica che andava di fretta per un
esame di prendere il caffè al volo.
«Pronto?»
«Ciao, Karen, sono Giorgio, cosa fai sabato sera?»
«Giorgio, lo sai che non mi va di ingannare Mara in questo modo, voi due
siete insieme, no?»
«No, a dir la verità, no, Karen. Mi sono reso conto proprio in questo
istante che non ho nessuna voglia di stare insieme a una ragazza così immatura
ed egoista.»
« Alla fine ha deciso di andarci a quella festa, eh?»
«Esatto… E io invece ho bisogno di una vera donna, altruista, forte…» Si
fermò giusto il tempo prima di dire “una come te, insomma”, certe cose non si
possono dire al telefono.
Karen rispose:
«Ci penserò,» poi troncò la comunicazione e si avviò per tornare in aula.
Nel tragitto Karen rifletté che il comportamento egoista di Mara di voler
andare a tutti alla festa l’avevano portata a perdere Giorgio, quindi c’era
qualcosa di sbagliato in quella lode dell’egoismo fatta dalla professoressa
della conferenza. O forse no, perché, allo stesso tempo, anche il suo
comportamento non poteva che dirsi egoista…
Ma in effetti, i discorsi sull’etica, in Karen, avevano fatto il loro
tempo, perché c’era un altro fattore, fattore che a lei stava a cuore –
letteralmente – più di tutto il resto: il fatto che erano anni che era
innamorata di Giorgio. Certo, le dispiaceva moltissimo per Mara, le sarebbe
veramente passata sopra come un carroarmato per quella faccenda. D’altra parte,
se un sentimento come l’egoismo, a sentire quella professoressa, stava
diventando una cosa positiva nel mondo moderno, lei cosa poteva farci?
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