Georgia è un film indipendente - leggi, mal scritto e mal
diretto - che cerca di raccontare la storia di Sadie Flood, una punk
rocker che cerca di farcela nel circuito del rock indipendente nei primi anni
degli anni Novanta in quel di Seattle, senza avere un grande talento da opporre
e per di più impersonando un po’ troppo la vita autodistruttiva di un certo
modo di vedere le rockstar – quello più genuino in realtà. Inoltre, la poveretta
è la sorella di una cantante country di grande successo.
Insomma i presupposti per una grande storia c’erano un po’
tutti: la vita ai margini, la ricerca del successo svolta in questa sorta di
terra di nessuno dove si muovono i gruppi che stanno facendo la gavetta molto
probabilmente per non finire mai di farla, il contrasto tra chi il talento ce
l’ha e chi non ce l’ha, tra l’altro all’interno della propria famiglia – che
comunque non è che in fondo Sadie sia dipinta con una voce molto inferiore a
quella della sorella, soltanto ha un registro differente per cui a quel punto
se la giocano un po’ alla pari, l’abuso di droga e di alcool, questo un po’ un
clichè in realtà.
Che dire, ero molto interessato a vedere questo film, per via
di alcune tematiche che trovo molto
stimolanti, ma devo dire che sono rimasto molto deluso. In parte questo è
dovuto al fatto che il film fa muovere la trama non tanto sulle scene ma sui
dialoghi, in pratica i personaggi vanno e vengono all’interno della storia
rivelando quello che sono e quello che fanno dicendoselo a vicenda, spesso in
scene totalmente statiche. E quindi anche inquadrature suggestive – l’interno
dei locali della provincia americana, le location dei concerti che comunque
sono inquadrature storiche, se capite quello che voglio dire – perdono
parecchio del loro fascino. In parte per la lentezza, che è anche un po’ la
conseguenza di quello che si diceva prima
Telefonata poi la questione della relazione di Sadie con un
partner più giovane.
Senza contare che la sorella non vede affatto Sadie come
qualcuno schiacciato dal suo talento, ma ne ha un’opinione non del tutto
chiara, comportandosi in modo contraddittorio, in parte la teme per la sua
autodistruzione, un po’ la commisera, ma senza dipanare esattamente i suoi
sentimenti, in modo che il regista non riesce a creare quello che poteva essere
interessante, una sorta di binary
opposition fra le due cioè: insomma una dinamica dove tutta la forza sta
nella parte della tradizionalista sia nella musica che nel look Georgia e tutta
la debolezza nella più aggressiva e graffiante Sadie, un po’ questo c’è e un
po’ no, e questo non fa acquistare profondità alla storia, ma solo confusione.
E comunque, tutto questo perde interesse nel momento in cui
la storia prende una direzione dritta verso il clichè di cui si diceva, quando
cioè Sadie, provando e riprovando, riesce quasi a raggiungere quello che cerca,
ma se lo fa sfuggire per colpa delle sue dipendenze.
In conclusione, direi che in fondo questo film può mancare
anche nella filmografia di un appassionato del genere rock…
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