domenica 14 aprile 2013

Hoodlum e il lato oscuro e altri racconti: sample


Come già annunciato, ecco qui dei sample estratti da Hoodlum e il lato oscuro e altri racconti.

Buona lettura!

Hoodlum e il lato oscuro


Mi appoggiai alla ringhiera. Sotto di me si estendeva la città, coperta qua e là da cascami di foschia. La osservai a lungo, come se fosse la prima volta. In una certo senso era proprio così. Avevo sempre pensato di trovarmi in un luogo forse noioso, ma tranquillo, cartesiano, logico. Invece le scoperte degli ultimi giorni mi avevano fatto capire che sotto quell’apparenza tranquilla e paciosa in realtà si nascondeva una realtà labirintica, oscura. Ma forse c’era una corrispondenza biunivoca tra l’apparenza e la realtà, forse era proprio perché la noia e la monotonia regnavano sovrane che certe cose potevano continuare ad accadere nella più completa impunità. O forse, ma qui si entrava nel terreno accidentato della paranoia, forse qualcuno aveva tutto l’interesse che questo stato di cose venisse mantenuto, forse dietro a quello che avevo scoperto c’era persino un piano, o un grande vecchio che tirava le fila di quella decadenza di provincia, ancora più disgustosa di quella delle metropoli, o almeno così pensavo in quel momento…
Ma forse è meglio che cominci dall’inizio…

Se uno avesse voluto mettere insieme un gruppo rock in quei ultimi giorni di liceo, verso la metà degli anni Novanta, aveva la possibilità di scegliere fra tre tipi di persone: quelli che avevano studiato violino fino al giorno prima, che poi per chissà quale motivo avevano scoperto il rock ed erano diventati dei virtuosi senza palle, quelli che avevano imparato a suonare la chitarra acustica per fare i coretti da spiaggia, e gli esaltati che avevano scoperto l’heavy metal perché in quei giorni andava di moda, quindi si erano comprati un’attrezzatura all’ultimo grido per poi limitarsi a guardarla perché non avevano la minima idea di come si suonasse una nota.
E poi c’ero io. A me non fregava molto del discorso rock alla moda, non avevo studiato musica classica né avevo imparato a suonare l’acustica. Solo, io scrivevo testi e poi avevo scoperto che ero in grado di metterci su una linea melodica con l’ausilio di una vecchia chitarra che se non altro era un’elettrica, il tutto con gran gusto. Solo che un bel gioco dura poco, e un giorno mi era  venuta voglia di sentirle suonate da un vero gruppo, ‘ste fottute canzoni. E poi c’era il discorso cantante, ma adesso sto esagerando con la velocità. Fatto sta che in quei ultimi giorni di scuola, al di là di quella seccatura senza importanza dell’esame di maturità, avevo scoperto che un paio di persone della scuola erano coinvolte nella musica, uno si era dato il soprannome di Thug, non chiedetemi perché, l’altro era noto con il nomignolo di Frenzy, anche questo per motivi misteriosi. Uno aveva una discreta dimestichezza con la batteria, l’altro con il basso. Non solo, ma un nostro amico aveva messo su una sala prove comunitaria costituendosi in un’associazione o una cosa così, per cui ci trovammo anche con il posto dove provare. Che il tempo che impiegammo per perfezionare i primi pezzi con il nostro gruppo, che avevamo chiamato King Hoodlum, dal titolo di una canzone che mi piaceva molto, facesse abbassare di un tot il nostro punteggio di uscita dal liceo, non ci sembrava un problema, e di fatto, retrospettivamente, non è che se avessi preso una decina di punti in più a quest’ora avrei avuto più soddisfazioni, per cui, ‘fanculo. Il vero problema era piuttosto che non avevamo nessuno da mettere dietro quel fottuto microfono.
E allora a me venne un’idea che non esito a definire grandiosa: a scuola c’era una tipa, che si chiamava Pamela, che era la fine del mondo. Insomma, era il sogno bagnato di tutta la scuola. Solo che io ero da annoverare in quel 10% della popolazione maschile studentesca che andava oltre questo e prima di arrivare al comune epilogo, di sogni su di lei me ne facevo anche di molto articolati, di una romanticheria da vergognarsi. Che volete, doveva essere la controparte fantasioso-erotica del fatto, ben risaputo tra l’altro, che a tutti i rockettari duri piacciono le ballad romantiche. A me hanno sempre fatto cagare, ero l’unico a skippare quando arrivava Nothing else matters, per cui compensavo con dette fantasticherie. Da vergognarsi, appunto, non fosse stato che la nostra aveva:  aria aristocratica, statura da top model, capelli biondi lisci e in più, specialmente nell’ultimo anno, un look che dava sul rocker andante, proveniente dalla frequentazione saltuaria di tipi un po’ loschi. Per cui mi dissi: perché non chiederle di cantare per noi, rockettari veri ma anche veramente innocui? Egocentriche come sono tutte le donne, figuratevi se si fosse lasciata sfuggire un’occasione del genere, e in questo modo io avrei preso due piccioni con una fava, come si suol dire: da una parte avremmo avuto una signora cantante, dall’altra avrei avuto finalmente la scusa per parlarle, cosa che cercavo di fare da mesi senza venire a capo di niente. Certo, c’era il fatto che non sarei stato solo con lei in sala prove, ma in fondo chi scriveva le canzoni ero io per cui avrei avuto qualche scusa in più per starle vicino. E questa sicuramente era una di quelle fantasie ricorrenti.
E la cosa più divertente fu che in effetti la cosa funzionò. Nella sua scalata verso il successo infatti Pamela aveva preso lezioni di dizione, di portamento, di eleganza e ovviamente di canto. Per cui, anche se l’entusiasmo non era di sicuro la sua dote principale, si decise a darci una chance.
Il fatto  era che effettivamente tra noi e lei, purtroppo solo a livello musicale, si sviluppò ben presto un certo feeling, cosa che per la fine dell’estate avrebbe potuto concretizzarsi in un concerto.
Fu allora che accadde: Pamela scomparve. Ci lasciò privi di una singer a meno di tre giorni dal concerto.
Per questo motivo, dovemmo rinunciare, ma quello che era peggio, noi tre ci trovammo in disaccordo su come reagire a questa situazione antipatica. In sintesi, Thug e Frenzy avrebbero preferito fare finta di niente e cercare un’altra cantante, magari di sesso maschile visto che ormai le donne avevano cominciato ad avere tutte la nomea di tirapacchi. Io invece mi ero incaponito nel riportare Pamela nel gruppo, o quanto meno avere un confronto con lei sul reale motivo per il quale ci aveva dato buca in quel modo. E questo disaccordo crebbe a tal punto che anche i tre rimasero in due: a un certo punto infatti, più o meno verso settembre inoltrato, mi scoprii a passare più tempo a pensare a Pamela che neanche a suonare, anche se continuai a tempo perso con i miei esercizi di scrittura delle canzoni. E questo fu più o meno quanto. Senza contare che da lì a poco sarebbe iniziato un’altra grande seccatura: l’Università. A quanto pareva, la grande fabbrica dei disoccupati avrebbe avuto un’altra vittima. 
E qui, più o meno, inizia la storia vera e propria. 



King Hoodlum

[...]

Ero impressionato. La potenza di fuoco che il gruppo stava sparando fuori era veramente notevole, e bisognava tenere conto che si trattava solo di una prova e che mi trovavo al di là di una spessa porta dotata di pannelli per l’isolamento acustico. Rimasi appoggiato al muro, le mani infilate nelle tasche del mio giubbotto di pelle leggero, attendendo che il frastuono cessasse, poi, quando questo avvenne, bussai e senza attendere risposta, anche perché probabilmente le persone nella sala dovevano essere talmente rintronate che mai avrebbero potuto distinguere il rumore, entrai.
Mi trovai di fronte i soliti quattro paio di occhi gelidi che lo fissavano, era sempre così quando si entrava in una sala prove senza essere stati debitamente invitati, era come entrare in una proprietà privata, in un territorio ben delimitato e a tutti gli effetti era così. Si era sempre considerati degli intrusi, anche se magari chi stava entrando era un executive di un’importante major pronta a offrire al gruppo di turno un contratto discografico multimiliardario. Cosa che, per come era in decadenza, per non dire in putrefazione, il mondo del rock, accadeva sempre più di rado.
Ma tornando a noi, mi presentai come l’editore di una fanzine che aveva in mente un articolo sulle female vocalist e chiesi educatamente se era possibile scambiare qualche parola con la loro cantante.
Una specie di nube temporalesca passò fra i membri del gruppo. Sapevo cosa stavano pensando, e non mi sentii di biasimarli: in effetti in quella città erano state uccise tre ragazze negli ultimi mesi, e in quel momento io potevo essere il killer che aveva inventato un altro modus operandi, ovvero andare a stanare le sue vittime direttamente in sala prove.
Cercando di essere il più possibile innocuo, alzai le mani mostrando le palme in un universale segno di pace e dissi:
“Tranquilli, ragazzi, la porto solo qua fuori alle macchinette del caffè, davvero niente di cui allarmarsi.”
Kira marciò davanti a loro con un passo lento ma elastico e sicuro.
“Avete sentito, ragazzi? Davvero niente di cui allarmarsi.” Poi continuò, rivolta verso di me: “e poi lo sanno anche loro che un piccolo killer di merda non mi mette certo paura, a me.”
Uscimmo insieme dalla sala prove, e devo ammettere che mi sentivo un tantino scombussolato, non mi ero sbagliato nel giudicarla la prima volta che l’aveva vista, se la sua prima impressione era stata che c’era davvero qualcosa in lei che suscitava desideri perversi oltre ogni immaginazione, adesso avrei potuto visionare nella mia mente molti di quei desideri con notevole precisione e senza alcuno sforzo. Dovetti fare forza su me stesso per mantenere un atteggiamento freddo e professionale, mentre lei, come se mi avesse letto nel pensiero, mi rivolse la sua personale versione di un sorriso, un sorrisetto di scherno fatto di piccoli denti che in qualche modo risaltavano come zanne sotto le labbra rosse e sottili. Sempre in ossequio di quell’atteggiamento freddo e professionale, tirai fuori la mia Moleskine nera e una penna e le rivolsi le domande che mi ero preparato, le avevo copiate da una vecchia intervista a Shirley Manson, la cantante dei Garbage, fino a quando non potei rivolgerle le domande che davvero mi interessavano.
“Senti, Kira, come saprai la scena musicale della città è stata attraversata da tre brutali omicidi di cantanti negli ultimi mesi… ti senti spaventata per questa cosa?” La domanda era discretamente imbecille, ma non è che i veri giornalisti fanno molto di meglio.
“Look, devo dire che in parte certo, sono molto spaventata, senza contare che questa cosa ha anche scoraggiato i gestori a far suonare tutti i gruppi dal vivo…”
Già, la stagione non è certo decollata… però in fondo è anche giusto così, no? In fondo nessuno di voi è un professionista e la vecchia regola del The show must go on può ben infrangersi contro un’eccezione fondata su motivi di puro stampo etico…”
Però non mi sembra affatto giusto che la mia libertà personale di esibirmi debba essere limitata da fatti di cronaca.”
Intendi dire che avresti il coraggio di esibirti, insomma.”
Ma certo. Era quello che volevo dire prima… da una parte sono spaventata, però in fondo il pericolo mi eccita anche… senza contare che a dirla tutta…”
A dirla tutta?”
No, niente. Dico solo che il pericolo può aiutare la creatività.”
Senti, cambiando un attimo argomento, cosa facevi prima di entrare in un gruppo rock?”
Mah, niente di particolare, un po’ di associazionismo… poi però ho incontrato una persona meravigliosa che mi ha fatto scoprire la musica…”
Oltre alla droga e la ribellione sociale vuota e violenta, pensai quasi mio malgrado, ripensando all'incontro che io e Gabry avevamo avuto con Netti.
Chi è questa persona? Cioè, se posso chiedere.”
Lei mi scrutò freddamente, per la prima volta.
No, non puoi,” disse in tono secco, poi continuò in modo più gattinesco: “sai, un personaggio pubblico come me vuole mantenere sempre dei segreti.”
Capisco perfettamente. Però senti, Kira, avrei una proposta da farti…”
Sono tutt’orecchi…” 
 
Hoodlum the third

[…]

Beh, in effetti a vederlo da fuori il Factory non era poi tanto male. Si saliva una rampa di scale e ci si trovava di fronte a un edificio scaleno dipinto di rosso e di nero. Quella sera non erano schedulati concerti, tuttavia una lunga fila di ragazzi vestiti nel modo più alternativo possibile, tra cui anche qualche metallaro, faceva bella mostra di sé tutto intorno al locale. Tuttavia, a dir la verità, i metallari erano un po’ pochi, mi sarei aspettato una presenza più massiccia, ma tant’è.
Entrai, andai difilato al bancone e ordinai qualcosa da bere a una cameriera che non aveva niente da invidiare alla presenza fisica di Sabine – alla faccia sua – e cercai di capire come procedere. Mi venne un’ispirazione improvvisa.
Ehi, scusa,” dissi in inglese alla barista, in un momento di calma.
Cosa ti porto?”
Una Coca, però mi servirebbe anche un’informazione.”
Lei mi squadrò in modo neutro, né incoraggiante né ostile, evidentemente lasciando a me la responsabilità di interpretare il suo reale stato d’animo. Dal momento che non avevo altra scelta, mi buttai e chiesi:
Senti, ho risposto un annuncio di un certo Matthias Liebetruth per un posto di chitarrista. Mi aveva dato appuntamento qui, ma non riesco a trovarlo, anche perché non l’ho mai visto…”
E Matthias ti avrebbe dato appuntamento qui…” lei mi rise in faccia, poi disse qualcosa in tedesco che non suonava affatto positivo. Presi la mia Coca e mi spostai, notando nervosamente che la barista aveva persino allertato il buttafuori, che si spostò nella mia direzione.
Merda.
In che cazzo di casino mi stavo cacciando?
Errore.
In che cazzo di casino mi ero già cacciato, visto che il buttafuori mi impedì di muovermi mettendomi un avambraccio grosso come un prosciutto sul petto.
Sei un amico di Matthias Liebentruth, eh?”
Non mi pare una figata poter dire una cosa del genere… ho risposto semplicemente al suo annuncio.”
Non dire balle… è da un bel po’ che il merda non mette piede qui dentro… da quando gli abbiamo interdetto l’ingresso. Quindi la domanda è: tu che cazzo ci fai qui?”
Senti, amico, non è colpa mia se il fottuto si è sbagliato, no? L’appuntamento me l’ha dato qui, ti dico.”
Eh, no, io dico che sei uno di loro. Adesso tu vieni su con me dal capo e la paghi per tutti.”
Non sapevo a che cosa cazzo si stesse riferendo, ma avevo la netta impressione che fosse tempo di passare all’azione, anche perché a me, non so perché, i buttafuori sono sempre stati sul cazzo per definizione. Ringraziando dentro di me la punta d’acciaio dei miei anfibi, e ancor di più il fatto che dopo il mio incontro con i picchiatori del primo episodio mi ero fatto dare delle lezioni di difesa personale, gli picchiai secco e veloce sul ginocchio. E per la famosa regola che più grossi sono più rumore fanno cadendo, il tipo fece appunto parecchio rumore. E a quel punto mi diedi dell’idiota, perché le luci si accesero, la musica si spense, un qualcosa simile a un getto di freon ghiacciato si estese in tutto il Factory, e io mi trovai da solo contro cinque o sei elementi della security di dimensioni uguali e/o superiori a quello che avevo abbattuto. E a quel punto passai al piano B. E sembrò anche funzionare, perché gli esponenti della security del locale sembrarono debitamente impressionati dal fatto che urlai di essere l’advance person dei Rocking Wild, il gruppo che avrebbe dovuto suonare la sera dopo.
Furono debitamente impressionati, certo. Per circa un paio di secondi, poi uno di loro si avvicinò e mi appioppò un cartone nello stomaco che mi piegò in due. Mentre stavo pensando che a) la prossima lezione di difesa personale avrei dovuto impegnarmi molto di più che b) le mie chance di uscire di lì con tutte le ossa intere stavano approssimandosi allo zero, i tipi della security mi afferrarono e mi trascinarono al piano di sopra, in puro stile poliziesco. Fottuti. Sempre nel medesimo stile mi sbatterono dentro un ufficio dall’aria fin troppo elegante per essere il centro amministrativo di un locale rock. Ma in quel momento non me ne fregava proprio niente dell’arredamento. Perché se dietro la scrivania c’era un damerino del cazzo, appoggiata alla scrivania con una delle sue monumentali gambe toniche, c’era Sabine.
Ed era la prima volta in quella fottuta indagine che ero contento di vederla.

Il link dell'opera completa è come sempre: http://www.amazon.it/Hoodlum-oscuro-altri-racconti-ebook/dp/B00BZY9IYY/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1365084263&sr=1-1&keywords=Investigation
 

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