lunedì 20 maggio 2013

Significato dell'aggettivo "epico": prima parte

 
Ci sono un sacco di produzioni artistiche che possono, più o meno a ragione, fregiarsi dell’aggettivo "epico". Per quanto riguarda i film, ci sono persino delle singole scene, estrapolate dal contesto originale  e messe su Youtube, che fruite in questo modo sintetizzano l’apice di epicità del film.
Quindi, tra poemi epici, film epici, racconti epici e epic metal (nonché l’ultima trovata per bimbiminkia epic win ed epic fail) si evince che l’epico è un colore, per dir così, della creatività umana.
Ma esattamente, cosa significa la parola epico?
Innanzitutto, credo valga la pena segnalare una piccola ovvietà: in italiano non è facile trovare un sostantivo per indicare che un certo libro o una certa canzone è epico: epica infatti è il genere di poesia, quindi la sfumatura semantica è differente, ma non esiste la parola "epicismo" (anche se viene usato, si tratta in realtà di un termine della lingua spagnola), mentre epicità, anche se si userà proprio tale termine, la si ritrova solo su un dizionario online. 
Secondo il vocabolario Treccani, l’epico - notare infatti che   “pertinente alla narrazione poetica di gesta eroiche” e, “per estensione, di fatti eroici, che possono divenire oggetto di poemi epici”. Secondo il Sabatini Coletti, “epico […] è ciò “che si riferisce alla poesia epica” e “che ha qualcosa di leggendario rispetto alle ordinarie capacità umane”. Secondo l’Hoepli ciò “che si riferisce alla narrazione poetica di gesta eroiche” ma anche “glorioso” e, figurativamente  “magnifico, grandioso”, dove poi magnifico significa ciò “che suscita ammirazione per la sua grandiosità, per la sua sontuosità”, per estensione “glorioso, illustre” e, per iperbole, “splendido, meraviglioso”. Gli esempi riportati, però, non sempre possono poi essere cambiati sostituendo “magnifico” con “epico” senza snaturare il significato dell’espressione o più semplicemente annullandone la portata semantica, ma questo fa parte delle normali regole dell’utilizzo delle parole, ognuna delle quali porta un valore semantico a sé, anche quando si parla di sinonimi.
Tuttavia, direi che il punto cruciale è stato in parte evidenziato dall’Hoepli quando parla di “qualcosa di leggendario rispetto alle ordinarie capacità umane”. Infatti, secondo un’altra fonte[1], alla voce Significato e funzione dell'epica viene detto: 

La poesia epica (dal greco épos, racconto) nasce e trova motivo di sviluppo nell'esigenza, che è di tutti i popoli, di conservare nel tempo la memoria delle proprie vicende e trasformarle in un patrimonio comune. Essa è innanzitutto la narrazione degli eventi nei quali un popolo riconosce le sue radici, ma diviene anche lo strumento con cui celebrare il sentimento di appartenenza al proprio gruppo. Non è un genere letterario esclusivo della civiltà greca, ma è presente nel patrimonio storico e culturale di molti popoli. Dall'antico poema mesopotamico che ha come protagonista l'eroe Gilgamesh, alla sterminata narrazione indiana del Mahabharata, alle grandi saghe appartenenti alle popolazioni germaniche, fino alla Gerusalemme liberata di Tasso o al Kalevala ottocentesco dello svedese Lönnrot, appare evidente come un unico filo leghi ciascun popolo ai miti delle proprie origini e come il bisogno di riconoscersi in una comune identità generi poesia.
Più o meno la stessa cosa viene detta qui[2]:

EPICA In letteratura il termine epica identifica una composizione in versi ampia e articolata che narra le gesta di uomini eccezionali definiti eroi. Il termine deriva dal greco épos che significa `parola' e anche `verso'. Infatti è parola perché narrazione, ma anche verso perché le storie sono strutturate secondo uno schema metrico- ritmico che è quello dell'esametro. Il canto epico era prodotto da poeti-cantori specialisti, gli aedi; essi cantavano, accompagnandosi con la cetra, storie che la tradizione aveva loro consegnato. I protagonisti dei racconti erano guerrieri dotati di forza straordinaria e di coraggio eccezionale che regolavano il loro comportamento sulla base dell'onore. Il termine eroe è mutuato dall'épos greco, nel quale héros significa `guerriero', `nobile'. Accanto agli eroi nei poemi epici hanno un ruolo a volte notevole gli dei, che interagiscono con i mortali nel determinare le vicende della storia. Il poema epico è ambientato in un'epoca remota e spesso prende l'avvio da un fatto storico che viene però enfatizzato. Sono molti i popoli della terra che hanno creato canti che celebrano le gesta dei loro eroi: i popoli mesopotamici, quelli dell'India e i Greci (Illiade e Odissea). Secoli più tardi, in epoca feudale, la cultura occidentale si è arricchita di un'epica sassone, carolingia (Chanson de Roland), spagnola (Cantar de mio Cid), germanica (Nibelunghi) e finnica; fino all'epoca popolare serbo-croata. L'epica delle origini è un prodotto collettivo della cultura orale: è stata inizialmente poesia elaborata e tramandata oralmente, destinata all'esecuzione solo in pubblico; solo in un secondo momento è stata affidata alla forma scritta. Più tardi altri poemi sono nati in forma scritta, sono stati composti da un autore determinato e destinati alla lettura: è quella che viene detta `epica d'arte'. Illiade, Odissea, Eneide costituiscono i capolavori dell'epica classica, cioè quella appartenente al mondo greco-latino.
Tirando le somme, si potrebbe quindi dire che tutto ciò che è epico è ciò che, in qualche modo, trascende il normale comportamento umano, tutto ciò, cioè, che è legato all’ordinario, quotidiano tran tran. Con un certo stiramento, si potrebbe persino dire che epico è tutto ciò che è sublime nell’accezione kantiana del termine, non però nella natura ma nella condotta delle persone. E se certe scene del Signore degli Anelli o di Avatar sono epiche perché il comportamento dei protagonisti è tale da situarli al di là del nostro vicino di casa, effettivamente si capisce perché si possono definire epiche le canzoni dei Running Wild o dei Manowar: non tanto per il loro contenuto testuale, ma perché le ritmiche serrate, le linee vocali taglienti e le strutture articolate delle canzoni vanno oltre il normale pezzo pop. Eppure, è anche vero che qui c’è un piccolo mistero: se è vero che gli intervalli melodici – ad esempio, le scale basate sul C#m dei Running Wild – permettono loro di esprimere delle atmosfere che sono, intuitivamente e indubbiamente, epiche, è altrettanto vero che in fondo gli accordi sono delle convenzioni, anche se le scale non lo sono; ma non è detto che lavorando su una scala eolica di Do minore si ottenga sempre un qualcosa di epico, quindi una certa ineffabilità – che forse è soltanto il talento dei musicisti in questione – c’è. Tuttavia, abbiamo definito, se non la fonte dell’epicità, quanto meno la sua essenza.
Ma è proprio vero? Da quanto detto fino a qui, il sinonimo più vicino al termine epico è: eroico (pur con tutte le precauzioni nell'identificare epicità con eroismo). E allora vediamo che cosa significhi esattamente questo termine, fermandoci questa volta a una definizione, tratta dal Sabatini Coletti: “nel mito classico, semidio o uomo dotato di virtù eccezionali e autore di gesta leggendarie”, e “chi dà prova di grande coraggio militare o civile”.
E fin qui ci siamo. Eroe è colui che trascende, per il proprio coraggio, il normale comportamento umano, siamo sempre lì. E quindi resterebbe da analizzare le varie istanze in cui qualcuno può mostrarsi coraggioso oltre i limiti del quotidiano – e dove questo confina con l’incoscienza.

[...]



[1] http://www.sapere.it

[2] http://doc.studenti.it/appunti/lettere/cosa-e-epica.html

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