giovedì 23 maggio 2013

Tutto in famiglia




Jimmy stava osservando il cartellone pubblicitario fuori dal palazzetto in cui si sarebbe tenuto il concerto delle Used to be Ugly, il suo gruppo più odiato. E Jimmy aveva un’ottima ragione per odiare le Used to be Ugly: che la cantante chitarrista del gruppo era nientemeno che sua madre.

Tutto era iniziato quel  giorno in cui Jimmy aveva preso in giro sua madre per il fatto che lei desse tanta importanza a una cosa tutto sommato stupida come rifare un letto, quando lui era troppo occupato a studiare un riff dei Sex Pistols sulla sua chitarra, che aveva comprato da appena tre settimane ma sulla quale riusciva già a suonare qualche semplice sequenza di accordi. Ah, se Jimmy avesse aspettato di fare quella conversazione quando sarebbe stato in grado di suonare la chitarra davvero, con assoli e tutto,  probabilmente quella merda non sarebbe mai accaduta. Invece, sua madre aveva mollato l’aspirapolvere, gli si era avvicinata e gli aveva strappato la chitarra fra le mani, dicendogli che sarebbe diventata più brava di lui in molto meno tempo. Jimmy le aveva riso in faccia, anche se conoscendo la sua determinazione  in fondo non si era sentito molto tranquillo. E infatti: a capo di un mese sua madre aveva fatto dei passi da gigante, complice il fatto che aveva trovato un collega che le dava delle dritte su come eseguire determinati lick o accordi. E poi, come si dice, da cosa era nata cosa: sua madre, sempre per mezzo di questo collega, aveva trovato altre due pazze sulla quarantina che avevano deciso di buttar via un po’ di soldi e tempo  per trovarsi nella cantina di una di queste per fare un po’ di casino, come diceva sua madre.

E così, Jimmy aveva rinunciato completamente a suonare la chitarra e ai suoi sogni di gloria in campo rock, pensando che in fondo avere una serata da stare a casa da solo una volta alla settimana non era poi male. Tanto più che proprio la serata delle prove era quella in cui la sorella maggiore di Jimmy aveva karate, per cui Jimmy sarebbe stato libero di chiamare qualche amico per vedere un film in pace, per esempio, senza dover sottostare alle prepotenze di sua sorella.

Solo che Jimmy non aveva tanti amici da invitare a casa, e comunque ben presto  aveva scoperto che starsene a casa tranquillo non era quello che voleva. Le sue aspirazioni erano altre: movimento, casino, conoscere gente, salire su un palco… e per colpa di quella stronza di sua madre aveva dovuto rinunciare a tutte queste cose! Sì! Proprio per colpa di sua madre, che nel momento in cui si era dimostrata più brava di lui su uno strumento come la chitarra gli aveva tolto qualsiasi velleità artistica. E non solo: cosa avrebbe detto la gente se quella storia fosse venuta fuori?  Già si immaginava le prese in giro dei suoi compagni…

E attenzione: a un certo punto il gruppo di sua madre, le Used to be Ugly, come si erano chiamate, avevano cominciato a rappresentare un’ottima attrazione per i concerti dal vivo! E venivano pure pagate profumatamente per esibirsi! Tutto questo mentre sua sorella si divertiva sul tatami  e lui marciva in casa a studiare. Quel giorno, poi, era un po’ il culmine della sua umiliazione: quella sera si sarebbero esibite come headliner al palazzetto dello sport della città, un traguardo più che ragguardevole per un  gruppo locale che si era costituito da così poco tempo. Insomma, a questo punto era assolutamente necessario fare qualcosa. Per un attimo, quasi si era pentito di aver rifiutato, e sdegnosamente, quando sua madre gli aveva offerto il ruolo di tecnico delle chitarre ai loro concerti, nome altisonante che in realtà si sarebbe tradotto in collegare le chitarre a un accordatore  e magari a pulirle, perché in quel modo avrebbe potuto effettivamente fare quello che aveva in mente di fare… ovvero un sabotaggio.

Però, a questo c’era rimedio, in quanto sua sorella proprio quei giorni era in gita scolastica e visto che sua madre era stata irremovibile nell’avere almeno uno dei suoi figli al concerto, gli aveva procurato un pass chiedendogli, anzi, ordinandogli, di essere presente. Jimmy le aveva detto che sarebbe arrivato tardi per una questione di compiti, al che sua madre gli aveva risposto di essere presente all’inizio del concerto e soprattutto al party previsto per dopo, perché voleva presentarlo a delle gente che conta nel giro musicale, e chissà che anche lui non avrebbe avuto la sua possibilità. Dopo una frase del genere, il sabotaggio era un must, ma come fare?

Ci si era arrovellato per giorni, poi gli era venuto in mente che il concerto si sarebbe tenuto il sabato sera, ma quel giorno lì era festa, per cui tutti i negozi sarebbero stati chiusi. E se fosse entrato prima del concerto per rubare un rullante, ad esempio? Con tutti i negozi chiusi sarebbe stato molto difficile sostituirlo. Tuttavia, era anche vero che i gruppi spalla avrebbero potuto sostituire qualunque pezzo lui avesse rubato. A meno che… 

Era entrato senza farsi notare da nessuno, buona cosa, e senza farsi perquisire, ottima cosa: perché aveva uno zaino con sé e non sarebbe stato facile spiegare quello che lo zaino conteneva. Comunque, fece un giro sugli spalti, e immediatamente capì che il suo piano avrebbe potuto avere successo: gli organizzatori, con uno sforzo davvero eccessivo per quelli che erano poi dei gruppi locali, avevano montato uno di quei palchi rotanti in cui l’attrezzatura del gruppo che sta suonando è sulla mezzaluna esposta al pubblico, quella del gruppo che non sta suonando è rivolta  verso le quinte, in modo che quando è il momento del cambio palco non c’è soluzione di continuità. E dal momento che le due parti del cerchio erano separate da muri di Marshall, Jimmy potè scivolare nel buio del concerto e darsi da fare. Fece alcune aggiustatine alla batteria, ad esempio allentando le viti del pedale e facendo un piccolo danno alla rete del rullante, poi passò, con l’aiuto di una piccola torcia elettrica e di quello che lo zaino conteneva, ovvero un’attrezzatura completa da elettricista, agli amplificatori. Eh, le Used to be Ugly avrebbero avuto il loro bel daffare per finire il concerto… Insomma tutto stava andando per il meglio quando una mano robusta gli calò violentemente sulla spalla. Con un gemito, si girò, solo per venire investito dal fascio luminoso di una Maglite:

“Jimmy? Che cosa stai facendo qui?” Oh, no. Era sua sorella.

“Ma non dovevi essere in gita?”, riuscì a balbettare.

“Sono tornata appena in tempo per svolgere il ruolo di security per il gruppo di nostra madre, non mi sarei persa quest’occasione per nulla al mondo!”, disse, poi aggiunse, con un’espressione ancora più minacciosa:

“Ma, ripeto, tu che cosa ci fai qui dietro?”

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