I battiti per minuto (bpm) sono una
unità di misura di frequenza, utilizzata principalmente per l'indicazione
metronomica in musica.
I
Nel 1976 o giù di lì, in quel di Londra, si sarebbe potuto assistere al
concerto di quattro loschi figuri che sotto il nome di Sex Pistols suonavano un
pezzo rock minimale ma coinvolgente che passerà alla storia con la
denominazione di punk rock dal titolo Anarchy in the UK, mentre la stampa conservatrice e progressista[2],
per una volta – forse – unite si stracciavano le vesti urlando allo scandalo e
tra le elite al potere c’era chi stava (ri)cominciando a spaventarsi. Il
metronomo in quell’occasione era settato sui 135 bpm.
Più tardi, verso il 1980, un gruppo di figuri altrettanto loschi, sempre
a Londra, suonava un pezzo dal titolo Iron Maiden – dal vivo
spesso «Iron Maggie» – e non so se vi ricordate chi governava l’Inghilterra
all’epoca. In quel caso, ovviamente, la musica non era punk rock ma heavy
metal, una forma molto più sofisticata e portatrice di tematiche, alle volte
colte. E il metronomo segnava i 206 bpm, per arrivare ai 264 bpm dodici anni
dopo. In realtà simili velocità le avevano raggiunte molto prima, ma qui il
pezzo è Be quick or be dead,
descrizione della vita dei giovani dell’epoca alle prese con il mondo liberista
britannico. Be quick, tanto per
rimanere in tema.
E poi gruppi che andavano oltre, 232, 250, 264 (in sedicesimi) più o meno
fino all’avvento del grunge. Lì la musica rock prende due strade diverse,
lasciando stare i vari generi o sottogeneri: o un generale rallentamento, e
rimane mainstream, oppure se di velocità si tratta parliamo di una velocità che
è per pochi, per gli appassionati, che si chiudono per forza di cose nel loro
settore, un settore, ricordiamolo, che continua a preferire l’uso direi
semantico della velocità e dell’aggressione per veicolare dei contenuti altrettanto
brutali e d’impatto.
Velocità e aggressione, si diceva: bene, l’una non implica per forza
l’altra, ma è anche vero che la velocità è proprio uno degli strumenti a
disposizione del musicista metal per suonare metal: è risaputo da chiunque
abbia suonato in una rock band che spesso basta suonare un pezzo a velocità più
bassa per trasformare un violento pezzo metal in un più addomesticato brano
rock.
II
Che cosa si vuole dimostrare con questa breve carrellata di istantanee
scelte un po’ a caso? L’idea di fondo è che la musica dagli anni Cinquanta in
avanti ha spostato i parametri di velocità e aggressione sempre più verso
l’alto e, di conseguenza, anche l’immagine e i testi soggiacenti al messaggio
che il gruppo voleva trasmettere si sono fatti più duri e trasgressivi.
Attenzione: questo non perché la musica degli anni Ottanta fosse più capace di
muovere le masse a livello politico-sociale, semmai è vero il contrario. Rimane
però il fatto che la musica rock, musica rivolta soprattutto ai giovani, ha sviluppato
dei contenuti sempre più ribelli e trasgressivi ad alta fruibilità.
Ora, io sono perfettamente d’accordo con la tesi che in realtà non
esistano musiche pericolose, e che se anche un gruppo descrive realtà brutali,
violente, la descrizione non è nulla rispetto alla realtà, pur ponendo caso che
il gruppo in questione stia celebrando tali realtà, cosa che accade nell’un
percento dei casi. Sono anche convinto che un gruppo rock difficilmente creda
davvero nei messaggi duri e rivoluzionari – e spesso contraddittori[3]
– che trasmette: ricordiamoci che sotto il chiodo e i tatuaggi si nascondono
personaggi che hanno un’impresa privata, il loro gruppo,un brand, il nome del
gruppo e un prodotto da promuovere e da vendere, la musica del gruppo – il
tutto nella più perfetta logica capitalista della libera impresa. Eppure il
potere costituito ha spesso reagito in modo piuttosto severo: si veda il caso
dei Sex Pistols e del Pmrc americano. E una vasta percentuale di giovani ha
potuto confrontarsi con verità scomode e incitamento alla ribellione contro un
sistema oppressivo e ipocrita, bigotto e autoritario.
A questo punto poco importa se i rocker – punk, metallari o thrasher che
siano – fossero i primi a non credere troppo in quello che comunicavano. E,
guarda caso, in genere lo comunicavano alzando via via quella velocità del
metronomo, plettrando più veloce e picchiando sui tamburi a un ritmo sempre più
spedito. Contemporaneamente, il sistema reagiva, prima scompostamente e
rivelando tutta la sua paura, poi in modo più ordinato, in quanto i membri più
pragmatici del sistema avevano capito che in realtà la musica aveva perso il
suo potere anni prima e che ormai era solo un gioco di società, oppure a voler
essere generosi la riproposizione moderna di un qualche rito di rinnovamento[4].
Di fatto, gli anni Ottanta furono un decennio generalmente conservatore. Però,
ripeto, nonostante tutto, quanto meno c’era sempre un qualche capellone
tatuato e borchiato che con una chitarra urlava quanto il mondo degli adulti
facesse cagare mentre la musica raggiungeva gli estremi limiti delle
possibilità umane. E prima di entrare nel mondo degli adulti, spesso con
soddisfazione, almeno i giovani avevano un assaggio di trasgressione e
ribellione e potevano bearsi degli sguardi tra il rassegnato, lo scandalizzato
e il rabbioso degli adulti più benpensanti e dei compagni di classe più
addomesticati e repressi.
Poi però qualcosa è cambiato.
III
Tutto questo è durato fino a metà degli anni Novanta. In quel momento, le
case discografiche americane decretarono – senza tener apparentemente conto, e
questo è molto interessante, del mercato – la fine del thrash metal per
costruire quasi in provetta un nuovo genere e una nuova moda, il grunge, che
non aveva tutta quella carica eversiva, anche se fasulla, delle mode
precedenti. Tanto per dire, punk ce ne sono anche oggi, grunge invece…
E poi è stato tutto uno scivolamento verso il basso. Il grunge era
infatti una musica di spessore, se paragonata alle forme di rock venute dopo:
fatevi una carrellata sul rock degli anni 2000 su Youtube se non mi credete. Il
metal cercò di evolversi in forme più o meno imbastardite, ma al di là di un
discorso sul valore della musica in sé, è indubbio che ormai non era più
mainstream. Nel corso degli anni Ottanta, spesso il metal e il punk entravano
in trame di libri e film destinati al grande pubblico, magari in maniera
distorta e caricaturale, ma non importa, il punto è che comunque si supponeva
che anche persone molto distanti dal mondo musicale sapessero di che si trattava
quanto meno per sentito dire. Di più, anche le grandi star del pop mutuavano
arrangiamenti e sonorità dal rock duro. Ma se nei primi anni Novanta, complice
una deriva pop del genere, chiunque sapeva chi fossero i Metallica o gli Iron
Maiden, verso il Duemila chi non ascoltava metal ignorava beatamente persino
l’esistenza di tale genere. Si era tornati alla situazione originaria, dunque?
Non proprio: gli ascoltatori della musica metal devono accontentarsi ormai di
un metal barocco, manierista, che si limita a riproporre schemi triti e
ritriti, e questo vale sia per le nuove leve sia per gli antesignani del genere[5].
E invece il rock che si è diffuso è un rock svilito, innocuo[6]. Eppure ai giovani –
intesi statisticamente[7], ovvio – piace. E se i
vecchi seguaci del progressive ai tempi dei Sex Pistols guardavano i giovani e
li vedevano come dei ribelli scatenati, adesso i vecchi metallari guardano i
giovani e pensano a come sia possibile che siano diventati simili, per gusti,
atteggiamento e mentalità, ai loro nonni, visto che ascoltano musica che i loro
nonni avrebbero apprezzato in ugual modo. Insomma, ormai dovrebbe essere
chiaro: il senso generale di questo articolo non è dimostrare la scomparsa
dell’heavy metal, che tra l’altro non mi interessa in sé, ma solo come esempio
di musica considerata aggressiva e anti-establishment - anche perché non è
affatto scomparso - né analizzarlo come un fenomeno di costume superato, non
più un pezzo imprescindibile della temperie culturale di un periodo dato.
M’interessa piuttosto notare come non ci sia stato un passaggio a qualcosa di
ancora più veloce e aggressivo; siamo entrati, e da anni, in un periodo dove le
sonorità sono per lo più edulcorate, parlando sempre a livello di mainstream,
ovvio. Vale a dire: la sensibilità del pubblico dovrebbe essersi spostata verso
l’alto e che l’heavy metal ormai sia fuori moda non stupisce, quello che
stupisce è che non sia stato sostituito da qualcosa di ancora più duro e veloce.
Certo, estremizzazioni che dovrebbero muoversi in tal senso ce ne sono, e in
alcuni casi possono raggiungere vette di vendita di tutto rispetto: eppure
l’impressione è che non rappresentino la vera cifra dei tempi che corrono. Solo
un rapido esempio: nel 1992, nella classifica degli hit single, gli Iron Maiden
raggiungono il secondo posto, anche se solo per una settimana, e in classifica
ci vanno anche Guns’ n Roses, Faith No More e Metallica, anche se con un lento.
È poco, certo[8],
ma nel 2012 il panorama è ben più deprimente: nessun pezzo di rock duro in classifica.
Evidentemente, torno a ripetere, vent’anni prima la velocità era riuscita
a colpire l’immaginazione delle masse, con tutto quel carico di immagini
ribelli e anticonformiste che secondo me erano lì soltanto per fare da contorno
alla ricerca di tecnica, precisione e, inevitabilmente, di velocità. E sarebbe
interessante capire come venissero originate quelle immagini e quelle
iconografie, visto che gli artisti non le producevano consciamente né le
utilizzavano a ragion veduta, per limitarsi a usarle, prendendole da altri
ambiti, ma questo ci porterebbe fuori dall’ambito della nostra indagine. Però,
c’erano, ed è questo che conta in definitiva. Mentre adesso, a quanto pare
persino la velocità è stata addomesticata, si è riusciti cioè a spezzare il
binomio velocità di esecuzione con immaginario duro e violento.
E mentre il metronomo viene settato sempre di più sugli slow (76 – 108) o
sui midtempo rock (108 – 120) c’è forse qualche appartenente delle élite al
potere che si sta sfregando le mani nell’ombra...
Conclusioni
Insomma, tirando un po’ le somme e tanto per dare una schematizzazione
del tutto semplicistica ma, ancora una volta, ossequiosa più della percezione
mainstream che della realtà, si potrebbe dire che negli anni Sessanta c’erano
gli hippie, negli anni Settanta i punk, negli anni Ottanta il metal, negli anni
Novanta, forse, il grunge. E nel Duemila? A quanto pare non è pervenuta nessuna
moda giovanile davvero originale, anche tralasciando il parametro della
ribellione e dello scontro con i valori della tradizione[9]. Ma, attenzione, in realtà
non siamo più negli anni zero, ma nel 2012, e questo stato di cose dura dai
tardi anni Novanta, se non prima. Tornando quindi al tema del numero, non sarà
che la civiltà occidentale stia rallentando la sua corsa? O forse sta accadendo
qualcosa che noi non sappiamo?
[1] Articolo precedentemente apparso con il titolo Duro e veloce. Un appunto di politica della musica sul numero 26 de Lo Squaderno, disponibile al link http://www.losquaderno.professionaldreamers.net/
[2] “E la pavidità, la superficialità, la stupidità del Potere e del Sistema – al cospetto del nascente spauracchio punk di metà anni Settanta, sono ben espresse dalla seguente presa di posizione del deputato laburista inglese Marcus Lipton (si noti: non conservatore, bensì progressista): […] pertanto non è solo musica la loro. Infatti a me piace la musica, mi piace l’hard rock, ma non mi piace il punk.” Sex Pistols Punk, William Mandel, Edizioni Blues Brothers, Milano, 1989
[3] “Ai Maiden tuttavia manca una cosa: la cattiveria. Le copertine dei Maiden furono allora e lo sono ancor oggi, con una significativa sfasatura rispetto al contenuto musicale non poi così estremo, le più violente, orripilanti, sadico-masochistiche mai viste: in quella di Killers ad esempio ED troneggia con la sua pelle scuoiata, un'accetta insanguinata e una maglietta tirata dalle mani della vittima appena squartata. Eppure il gruppo è più elegiaco che anarchico. Questa ne è una peculiarità pregevole e che pochi hanno: il nichilismo porta a due cose; o al disinteresse di tutto o alla cattiveria fine a se stessa; la cattiveria, poi, può derivare da un interesse eccessivo verso quegli aspetti del mondo per accaparrarci dei quali abbiamo bisogno della suddetta. Ecco, ai Maiden, fondamentalmente innocui sognatori, manca tutto questo: mancanza riempita dal sublime poetico”. http://www.ondarock.it/Iron.html
[4] “L’occasione del festival unisce migliaia e migliaia di giovani inquieti che accettano gran parte delle contraddizioni della società in cui vivono, ma se ne sentono poi in qualche modo contaminati. La musica, la danza selvaggia, il rovesciamento di ogni regola, l’orgia, hanno per questi giovani il valore di un bagno purificatore”. L'alba dell'uomo/ Carlo Alberto Pinelli, Folco Quilici; introduzione di Jean Cuisenier. Bari : De Donato, 1974.
[5] Notevole a questo proposito il testo dei Megadeth – tra l’altro anche loro non nuovi a rallentamenti notevoli al metronomo e a un notevole ammorbidimento degli arrangiamenti per superare la temperie sfavorevole – di Back in the day. Davvero si avverte, quasi contrariamente alle intenzioni verrebbe da dire, una nostalgia per un tempo ormai passato.
[2] “E la pavidità, la superficialità, la stupidità del Potere e del Sistema – al cospetto del nascente spauracchio punk di metà anni Settanta, sono ben espresse dalla seguente presa di posizione del deputato laburista inglese Marcus Lipton (si noti: non conservatore, bensì progressista): […] pertanto non è solo musica la loro. Infatti a me piace la musica, mi piace l’hard rock, ma non mi piace il punk.” Sex Pistols Punk, William Mandel, Edizioni Blues Brothers, Milano, 1989
[3] “Ai Maiden tuttavia manca una cosa: la cattiveria. Le copertine dei Maiden furono allora e lo sono ancor oggi, con una significativa sfasatura rispetto al contenuto musicale non poi così estremo, le più violente, orripilanti, sadico-masochistiche mai viste: in quella di Killers ad esempio ED troneggia con la sua pelle scuoiata, un'accetta insanguinata e una maglietta tirata dalle mani della vittima appena squartata. Eppure il gruppo è più elegiaco che anarchico. Questa ne è una peculiarità pregevole e che pochi hanno: il nichilismo porta a due cose; o al disinteresse di tutto o alla cattiveria fine a se stessa; la cattiveria, poi, può derivare da un interesse eccessivo verso quegli aspetti del mondo per accaparrarci dei quali abbiamo bisogno della suddetta. Ecco, ai Maiden, fondamentalmente innocui sognatori, manca tutto questo: mancanza riempita dal sublime poetico”. http://www.ondarock.it/Iron.html
[4] “L’occasione del festival unisce migliaia e migliaia di giovani inquieti che accettano gran parte delle contraddizioni della società in cui vivono, ma se ne sentono poi in qualche modo contaminati. La musica, la danza selvaggia, il rovesciamento di ogni regola, l’orgia, hanno per questi giovani il valore di un bagno purificatore”. L'alba dell'uomo/ Carlo Alberto Pinelli, Folco Quilici; introduzione di Jean Cuisenier. Bari : De Donato, 1974.
[5] Notevole a questo proposito il testo dei Megadeth – tra l’altro anche loro non nuovi a rallentamenti notevoli al metronomo e a un notevole ammorbidimento degli arrangiamenti per superare la temperie sfavorevole – di Back in the day. Davvero si avverte, quasi contrariamente alle intenzioni verrebbe da dire, una nostalgia per un tempo ormai passato.
Peals of thunder, sheets of lightning
The power hits the stage
The music was exciting
The mania raged
Rombo di tuono, cascate di fulmini
La potenza accende il palco
La musica era eccitante
La mania infuriava
[6] Sembra di essere tornati verso la fine degli anni Quaranta: “Erano anni in cui le canzoni erano orribili, non come quelle della mia infanzia, erano canzoni stolte dello stolto dopoguerra”. La misteriosa fiamma della regina Loana : romanzo illustrato / Umberto Eco. Milano : Mondolibri, 2004.
[7] Tuttavia non c’è una moda totalizzante: “Il rock’n roll si sbarazzò delle caratteristiche che avevano reso così popolare il jazz, come le armonie raffinate, i ritmi frizzanti e i testi malinconici e rassicuranti. Al loro posto si insediavano ritmiche regolari e aggressive, implacabili giri di blues e testi dalla forte carica ormonale. I teenager di tutto il mondo occidentale furono sedotti da queste nuove e potenti sonorità, che soprattutto colpivano per l’uso ispirato al blues della chitarra elettrica, e si identificavano con il suo carattere distintivo. Da allora non c’è più stato un genere che abbia saputo definire con altrettanta potenza un’intera generazione.” Come scrivere canzoni una guida per chitarristi, Leo Coulter e Richard Jones, Il Castello srl, Milano, 2011
[8] Ricordiamo comunque che la famosa heavy metal band ha piazzato nel corso della sua carriera 29 hit, tra cui undici nella Top Ten inglese, dal 1980 al 1999.
[9] “Una cosa di cui sono contento è aver vissuto gli anni Sessanta. Chi non lo ha fatto, davvero non sa cosa si è perso. […] gli unici momenti in cui ho visto la vera ribellione sono stati gli anni Cinquanta, Sessanta e l’inizio dei Settanta. Il resto potete tenervelo. I ragazzi di oggi assomigliano molto di più a quei genitori a cui, una volta, cercavamo di opporci! Probabilmente finiranno per allevare a loro volta una generazione di sconvolti. Noi abbiamo cresciuto una generazione di agenti immobiliari, una stirpe di maledetti contabili.” La sottile linea bianca: autobiografia / Lemmy Kilmister con Janiss Garza. Milano: Baldini Castoldi Dalai, 2005.
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