Come si sa, ci sono degli album iperpompati, superprodotti, scritti con molto talento, che però per un motivo o per l'altro non riescono a decollare, di solito perché escono dopo un bestseller, magari un album dal vivo. Insomma, un flop quasi annunciato, come si leggeva in un articolo su un numero di Metal Shock di qualche anno fa.
Per contro ci sono degli album registrati quasi per caso, con una line up precaria e senza tanti mezzi, magari in una qualche pausa di riflessione, che per qualche motivo riescono invece a fare il botto, quanto meno, e questo è il punto fondamentale, sulla lunga distanza. Infatti, se dovessi fare una definizione di album underdog, sarebbe proprio questo: un album di un personaggio di prima grandezza, qui non si sta parlando di opere prime, che a prima vista non è un granché eppure sulla lunga distanza riesce a tenere testa, se non a superare, prodotti più pompati.
Uno di questi album è Balls to Picasso, del 1994, di un Bruce Dickinson che già stava scalpitando per uscire dai Maiden o quanto meno di allargare lo spettro dei topoi usati nella band e che quindi proprio qui cerca di sperimentare, inanellando una serie di pezzi con una quantità un po' altalenante, è vero, ma con alcune punte prestazionali di eccezione. E non sto parlando solo di Tears of the Dragon, un lento epicheggiante la cui formula verrà poi ripresa ad esempio da Man of Sorrow, da Accident of Birth del 1997 e Chemical Wedding del 1998. Ma su questo ci ritorneremo.
Bisogna prima però ricordare Gods of War, una sorta di rock'n roll scuro ed epico come solo il cantante dei Maiden poteva cantare, e Change of Heart, un lento come Tears of the Dragon, senza la carica metal di questa ma con un fascino scuro più che apprezzabile. Per non parlare poi di Sacred Cowboy, dove Bruce si cimenta con una strofa rap di grande impatto che sfocia senza alcuna soluzione di continuità in un ritornello che più epico non si può. E così per dire, Bruce dimostra che un rocker, senza nemmeno sforzarsi più di tanto, riesce a rappare in modo mille volte più convincente dei rapper professionisti. Il resto, ripeto, tra Laughing in the hiding bush e House of the 1000 lights, è un po' altalenante, ma è un resto che tutto sommato si riesce ad ascoltare ancora e ancora, senza venire a noia.
Ed è proprio qui il punto. Uscito dai Maiden, Bruce tenterà la carta del rock alternativo, quello che aveva provato a fare con Balls to Picasso ma perdendo la componente metal e andando incontro a un flop, e così ricostruirà un gruppo simile a quello di Balls ma molto più solido, richiamando anzi nientemeno che Adrian Smith, vale a dire uno dei songwriter più brillanti dei Maiden. Il risultato sono due album eccezionali che hanno un gran successo di pubblico e di critica, che però finiscono presto nel dimenticatoio. Colpa del rientro di Bruce e Adrian nei Maiden? Forse, però la sensazione è che esclusi alcuni apici Accident of Birth e Chemical Wedding non hanno quel fascino particolare che emerge dai solchi di Balls to Picasso; non dico siano degli album usa e getta, ma insomma, dopo un po' la curiosità un po' passa, mentre con Balls to Picasso si è sicuri di avere un album che ascolto dopo ascolto fa emergere via via sempre una nuance nuova. Insomma, se partissero idealmente sulla stessa linea di partenza e la gara fosse una maratona, io punterei sull'album del 1994.
E così, il Bruce Dickinson del 1994 vince non soltanto contro i rapper, come si diceva, ma in un certo senso anche sul suo power metal dei due album seguenti – senza però negarne il valore intrinseco, intendiamoci. E alla luce di questo, e soprattutto alla luce dei risultati tutto sommato non entusiasmanti ottenuti dai Maiden della reunion, forse è un peccato che i Maiden da una parte e Bruce Dickinson/Adrian Smith dall'altra non avessero continuato sulla loro strada. Perché se Bruce Dickinson, con l'aiuto di Adrian Smith, fosse riuscito a immettere un po' di quel fascino decadente di Balls to Picasso nella formula comunque vincente di Accident of Birth e Chemical Wedding, forse a quest'ora non ci sarebbe più hip hop, ma saremmo tornati dritti dritti alla scena NWOBHM dei primi anni Ottanta...
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