giovedì 14 marzo 2013

Dave Mustaine – A Life in Metal (2010)



Okay, innanzitutto diciamo pure che ormai è ufficiale: il capitalismo ha inglobato tutto e qualunque cosa. Quindi ormai può essere un prodotto da vendere anche la storia di un cantante/chitarrista di un gruppo thrash metal. Ma del resto, anche il thrash metal è ormai un prodotto da vendere – anzi, lo è sempre stato. Comunque, passando alla storia vera e propria, il volume, sul quale sopra una lista di tutte gli interessanti, avvincenti avvenimenti accaduti nella vita privata di mr Mustaine si legge, nell’edizione inglese, a compelling reading, di fatto non convince appieno.
La struttura è quella a cui ci hanno abituato progetti simili da tempo ormai, quindi un inizio che parte dai giorni in cui è ambientata la stesura del libro, dato come uno status quo non più soggetto a cambiamenti, e in effetti già questo a ben vedere è sospetto, anche se qui in realtà si parte dallo scioglimento dei Megadeth del 2004, poi si comincia: dalla descrizione dell’infanzia difficile di Dave, alle sue prime avventure nel mondo della musica, all’incontro con i Metallica, e naturalmente l’avventura Megadeth, fino a ricongiungersi con l’inizio per l’happy ending. La scrittura è scorrevole e precisa, gli episodi si susseguono intervallati da qualche momento di riflessione, e se si inizia a leggere si arriva ad aver consumato un centinaio di pagine senza accorgersene.
Solo che questo non è un pregio.
In un certo senso, a lettura inoltrata, si avverte come un senso di disagio, come se mancasse qualcosa. E quello che manca, paradossalmente, è proprio la musica, sostituita dall’enorme ego di mr Mustaine.
Parte qui una piccola digressione: Mustaine, se letto dai giornali o visto nei concerti tutto sommato risulta simpatico nella sua aggressività belligerante  e ne esce un po’ come un personaggio da fumetto, larger than life, per intenderci, quando invece si mette allo scoperto in una biografia mostra tutti i suoi limiti e difetti, risultando alla fine sgradevole. Certo, la sua non è stata una vita facile, anche se come direbbe lui un payoff c’è stato; solo che in effetti leggendo le sue considerazione si capisce come la gavetta può portare in alto, ma al prezzo di non avere gli strumenti per una reale comprensione della realtà. Comprensione della realtà che per uno che scrive testi sarebbe preziosa. E poi francamente c’è un edonismo, una ricerca sfrenata del piacere, che dopo un po’ risulta nauseante. E un po’ troppo vicina a certi comportamenti che il pubblico italiano ha visto molto da vicino, anche se non da una rockstar, ultimamente. Eppure il parallelismo, quando si tratta di matrice ideologica, se così si può dire, emerge.
Ma il problema qui non sono le considerazione etico morali, o moraliste a dir si voglia: il problema è che per descrivere questo o quell’eccesso, questa o quella ubriacatura, ciò che finisce nel dimenticatoio è proprio il motivo per il quale qualcuno dovrebbe comprare un libro come questo, ovvero la musica. Davvero troppo scarsi – in realtà inesistenti – sono gli aneddoti riferiti a perché un certo riff è stato scritto in quel modo; quando e attraverso quali passaggi Mustaine ha elaborato il suo personale modo di interpretare i giri thrash, più lineari nei Metallica, poi sempre più elaborati nei Megadeth; come sono state scritte le canzoni più significative del gruppo; qual è il significato ultimo dei loro testi. Personalmente avrei adorato una lettura di questo tipo, e non avere trovato niente del genere ha alimentato una certa delusione.
Insomma, ho capito che a Mustaine sono capitate delle cose avvincenti e interessanti – di fatto lo dico senza un filo di ironia, è chiaro che uno si schiera dalla sua parte per quanto riguarda la sua infanzia o il modo, francamente disgustoso, di come è stato trattato dai Metallica – tuttavia, alla fine non sono le canzoni – le sue canzoni – a essere ancora più avvincenti e interessanti, e oltretutto lo specchio di tali avvenimenti?

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