Stage one: Business
Scena 1
Personaggi:
bionda donna d'affari; giovane rampante
Interno:
ufficio
In un ufficio
molto lussuoso, una bellissima bionda sui quaranta, vestita e
truccata in modo vistoso ma elegante è seduta dietro una enorme
scrivania in teak. In questo preciso momento sta parlando con un tipo
decisamente più giovane, dall’aria tipica del manager rampante.
Stanno parlando di questioni di lavoro, e hanno una notevole quantità
di fogli di carta con testi e diagrammi sulla scrivania. Il rapporto
fra loro sembra abbastanza professionale, ma anche rilassato, in
quanto la loro attività sta andando molto bene: i loro affari esteri
stanno anzi persino prosperando.
Giovane rampante (tono sicuro e pacato, quasi
spocchioso):
“Ad esempio il carico codificato A5973 ha portato
nelle nostre tasche un guadagno di 1000 euro per ogni singolo
elemento. E i nostri clienti ne hanno lodato la crescente qualità,
anche se gli abbiamo addebitato il trasporto.”
Bionda donna d'affari (compiaciuta ma asciutta):
“Faceva parte dell’affare”
Giovane rampante (sempre con lo stesso tono, come se non
ci fosse stata nessuna interruzione):
“Mentre il carico B4772 ha alzato la barra del
guadagno per questo tipo di commercio a una cifra del tutto inedita:
un fantastico 1600 per ogni singola voce.”
Bionda donna d'affari (con un tono di voce
improvvisamente glaciale)
“Ma ora c'è il problema del cargo del carico C6003.”
All'improvviso, tutta l'atmosfera dello studio si
trasforma, è come se calasse una nebbia sinistra per il giovane, e
lui lo percepisce chiaramente, si vede dal suo body
language.
Giovane rampante (cercando di mantenere l'aria di
sicurezza, ma con delle crepe nell'immagine che stanno cominciando ad
apparire):
"Cosa c'è di sbagliato in quel container? Ho
controllato personalmente... "
Bionda donna d'affari (sempre glaciale, guardandolo
dritto negli occhi come se volesse trafiggerlo)
"Questa è un'affermazione non corretta, e tu lo
sai: ti sei limitato a mandare i tuoi tirapiedi. Risultato: una parte
del carico si è danneggiata, o meglio, deperita, durante il
trasporto.”
Giovane rampante (intimorito visibilmente ormai)
"Ma mi hanno assicurato ..."
Bionda donna d'affari (sbottando con rabbia controllata
ma ardente):
"Non me ne frega un cazzo di quello che hanno detto
a te, e togliti dalla testa di doverti occupare solo unicamente delle
carte burocratiche, stupido scribacchino. La prossima volta
controllerai il cargo personalmente, o ti farò personalmente
strisciare sulle ginocchia su un ettaro pieno di vetri rotti
attaccato al cavo rimorchio del mio nuovo suv, è chiaro?”
La
bionda fa una pausa totalmente terroristica, assicurandosi che il
messaggio arrivi a segno.
Bionda donna d'affari (con un tono di voce meno
tagliente):
“E ti ricordi, vero, che questa volta vi è una
particolare consegna personale da fare?"
Il
ragionierino ripulito, visibilmente scosso, dà un cenno d’assenso
con il capo, e si alza in piedi, come la bionda ha fatto un attimo
prima.
Marciano
insieme fuori dall’ufficio, e prendono un ascensore.
Scena 2
Personaggi:
bionda donna d'affari; giovane rampante
Interno:
ascensore
Durante la
discesa verso il basso, il manager rampante cerca di illuminare
l'atmosfera con uno stupido scherzo:
Giovane rampante (affettando sicurezza ma ancora
tremante):
“Beh, comunque meno male che non dobbiamo farci carico
del conto dell’IVA. Sono prodotti esenti, no?”
La bionda si
limita a guardarlo con un’aria gelida, e lui desiste.
Escono
dall’ascensore, percorrono pochi passi e si trovano tutto d’un
colpo in un via scura e sporca di un ghetto cittadino, con un camion
in arrivo.
Scena 3
Personaggi:
bionda donna d'affari; giovane rampante; autista
Interno:
vicolo buio
Lui parla con il camionista e gli chiede:
"Quanti di loro sono arrivati vivi questa volta?”
“Tutti, capo.”
“Molto bene. Ma tutti dalla stessa regione? Lo sai che
nelle squadre di lavoro devono parlare tutti la stessa lingua…”
Stage two: Family
Scena
1
Personaggi:
padre, madre, figlia diciasettenne, zia, poliziotto
Interno:
cucina casa Bianconi
Siamo
nell'accogliente e calda cucina di casa bianconi. L'interno è
lussuoso, con un ampio tavolo da cucina al centro della stanza.
Tutt'intorno i vari mobili e gli elettrodomestici a incasso. Al
capotavola opposto alla porta siede scomposta la diciasettenne
secondogenita di famiglia, vestiti moderatamente da ribelle, una
ciocca di capelli tinta di rosa, con un bicchiere mezzo pieno di
succo di frutta davanti a lei. Lo stringe nervosamente con la mano
sinistra, ha l'aria colpevole e annoiata allo stesso tempo, di chi è
appena tornato da scuola avendo avuto una ramanzina dal preside e sa
che è solo l'inizio.
Dall'altra
parte della tavola la madre sta spadellando, con la solita fretta
nervosa, e allo stesso tempo continua a vociferare all'indirizzo
della figlia. Ha l'aria isterica e indignata. Il padre sta invece
seduto all'altro capo della tavola, con il giornale spianato davanti
fumando un sigaro. Non guarda la figlia e scuote solo la testa.
Mentre la madre continua imperterrita a fare quello che sta facendo
l'uomo, esordisce:
Padre (in un modo teso ma controllato):
“Eh, signorina, stavolta sei proprio nei guai... è
inutile che voi adolescenti vi professiate tanto affidabili e
autonomi... il primo compito importante che la tua famiglia ti affida
e tu lo fallisci in pieno e ci ritorni in questo stato... Ora tu ci
dovrai spiegare, signorina, cosa ci poteva essere di difficile in
quello che ti abbiamo chiesto di fare.”
La
ragazzina continua a guardare nel vuoto come se non sentisse, è
evidente che non è nuova a questo tipo di reprimende e non è molto
preoccupata, più che altro annoiata. e comunque, anche se volesse
rispondere non potrebbe farlo perché la madre entra nella
discussione di colpo,
Madre (con voce alta e isterica):
“Ma cosa vuoi che me ne freghi delle sue spiegazioni!
Ma ti rendi conto che figura ha fatto fare alla nostra famiglia?”
Poi,
rivolgendosi alla figlia, che le punta gli occhi irati da sotto in su
con fare di sfida:
“Tua zia non poteva credere alle sue orecchie. Ha
lasciato di corsa l'ufficio e sta venendo qui per vedere come fare a
toglierti da quest'impiccio.”
Lo
sguardo della ragazzina perde per un attimo la sua forza per mostrare
brevemente paura, ma è solo un attimo e ritorna sfrontato quanto
prima.
Si
sente la zia sbattere la porta ed entrare di forza nella cucina. i
tre adulti si guardano e la bionda donna in carriera chiede:
Zia (con aria si chi è abituato a risolvere problemi):
“Allora, quanto grave è la situazione?”
Senza
cambiare espressione, la ragazzina solleva il braccio che aveva
tenuto per tutto il tempo nascosto dietro al suo corpo, e si vede che
il suo polso destro è costretto dal bracciale di metallo di un paio
di manette, e all'altro capo c'è il polso e una mano che
appartengono al corpo senza vita di un poliziotto steso sul
pavimento. La mano della ragazzina è ricoperta di un sottile velo di
sangue.
Ragazzina (calmo ma irritato, fino quasi a diventare
accusatorio):
“Zia, al luogo della consegna del pacco si sono
presentati due poliziotti di ronda che mi hanno arrestata e quel
fesso del tuo scagnozzo con gli stivali da motociclista ha fatto di
tutto per attirare l'attenzione, e poi se l'è data lasciandomi da
sola. Cos'altro potevo fare? Se mi portavano in centrale la
situazione sarebbe stata davvero grave, non pensi? Almeno così non
ci sono testimoni. Non è proprio il motto di famiglia: niente
testimoni?”
Stage three: Church
Scena 1
Esterno,
giorno
Personaggi:
Padre Evaristo; Beghina
Padre Evaristo sta lentamente coprendo, nel cortile interno, la breve distanza dall'uscita della sua chiesa all'entrata della canonica tallonato dalla solita beghina che per una volta ha una questione seria su cui chiedere lumi al buon padre.
Beghina (con un'aria contrita):
“Ma padre, perché rifiutare a Ernesto, il suo vecchio
cappellano, il pasto della domenica che offriamo sempre alla mensa
dei poveri ?”
Padre Evaristo (severo ma giusto):
“Nel tuo cuore, figliola, lo sai. Ernesto si è
allontanato dalla vera fede dall'aiuto della comunità preferendo le
vie del peccato. La morte della moglie lo ha turbato a tal punto che
nella bottiglia ha trovato un nuovo dio. Finché non rifiuterà
questo idolo illusorio, non parteciperà della nostra mensa di veri
cristiani.”
Beghina (con voce tremante):
“Ma quindi padre...”
Padre Evaristo (con voce dura):
“Non vedi tu stessa la conclusione ineluttabile?
Cancella quel peccatore dai nostri pensieri, non vederlo più, non
cercarlo più. E ora lasciami andare. E prega per te e per lui.”
Senza darlo a vedere, padre Evaristo lancia un'occhiata
furtiva al suo Rolex. Al di sotto della sua maschera ieratica, non
riesce a nascondere una certa trepidazione. Eppure la beghina
continua a insistere.
Beghina:
“Ma padre, io ho sempre pensato che la carità
cristiana debba essere data a chi ne ha più bisogno. Chi più di lui
avrebbe bisogno di aiuto e comprensione?”
Padre Evaristo:
“Ma certo, mia cara figliola. Ma non possiamo certo
accettare un peccatore in suolo consacrato. Neanche per un pranzo.”
Beghina:
“Ma che cosa mai potrebbe fare di male un pranzo?
Magari potrebbe essere la volta buona che lo convinco. Quanto meno a
smettere di bere.”
Un'altra occhiata nervosa al Rolex.
“Per lui non c'è speranza. Rifletti e prega.”
Scena 2:
Interno
giorno, all'interno della canonica
Personaggi:
Padre Evaristo
Entra in
canonica sbattendo la porta.
Percorre in
fretta il corridoio giusto in tempo per sentire il campanello
dell'ingresso esterno suonare. A metà si ferma per aprire con una
grossa chiave legata a catena una porta che dà su una scala buia che
porta nel sottosuolo, lascia la porta spalancata e va all'ingresso
principale.
A quel punto
si affretta ad aprire. Sembra di essere in un altro mondo, là dentro
un ambiente quasi da priorato di provincia, là fuori una tetra e
minacciosa metropoli. Nel vicolo c'è un camion.
Scena 3:
Esterno
giorno, in una via cittadina sporca e minacciosa
Personaggi:
Padre Evaristo, giovane rampante, bambino
Padre Evaristo (mormorando tra sé e sé)
“Il carico è arrivato...”
A quel punto, dal camion scende il giovane affarista
rampante. Sta conducendo per mano un bambino sui cinque anni di età.
La consegna speciale di cui si era parlato.
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